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Vittoria definitiva per Kim Soo Hyun: il brand Mido rinuncia al ricorso e perde la causa da 380mila euro

Si chiude con una vittoria giudiziaria definitiva il capitolo legale tra Kim Soo Hyun e il noto marchio svizzero di orologi Mido. Dopo la sentenza pronunciata lo scorso 27 agosto dal Tribunale del Distretto Est di Seul in favore della Gold Medalist, agenzia che cura gli interessi dell’attore, la controparte ha deciso di non impugnare il verdetto entro la scadenza del 10 settembre, rendendo la sentenza irrevocabile.

Si tratta del primo verdetto passato in giudicato tra le varie azioni legali promosse dai brand commerciali per ottenere il rimborso dei compensi pubblicitari a seguito dei rumor che hanno travolto l’attore.

Mido, che aveva ingaggiato Kim Soo Hyun come testimonial nel 2020 rinnovando l’accordo di anno in anno, aveva risolto unilateralmente il contratto nel maggio scorso chiedendo la restituzione di circa 577 milioni di won (pari a circa 386.000 euro). La tesi dell’azienda sosteneva che le polemiche avessero compromesso il valore commerciale dell’artista, indipendentemente dalle sue responsabilità personali.

La Gold Medalist, assistita dall’avvocato Bang Sung Hoon dello studio LKB & Partners, ha dimostrato in aula come le controversie derivassero unicamente da illazioni sollevate da terzi e che l’attore non avesse commesso alcuna violazione contrattuale. Il tribunale ha accolto integralmente la linea della difesa, respingendo ogni pretesa di risarcimento del brand.

La vicenda si inserisce nel solco delle pesanti accuse diffuse dallo canale YouTube Hover Lab, che aveva sostenuto l’esistenza di una presunta relazione passata tra l’attore e la scomparsa Kim Sae Ron quando quest’ultima era ancora minorenne.

Accuse che si sono rivelate del tutto infondate: il gestore del canale è stato rinviato a giudizio in stato di custodia a giugno per diffamazione, mentre a fine luglio la polizia ha archiviato definitivamente le indagini a carico di Kim Soo Hyun per insussistenza di prove. Una vittoria legale che, come sottolineato dai legali dell’artista, stabilisce un principio fondamentale: le conseguenze delle false accuse non possono ricadere sulle vittime delle diffamazioni.

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