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In Corea del Sud triplicano in dieci anni i reati dei minorenni contro i genitori

In Corea del Sud cresce il numero di adolescenti coinvolti in episodi di violenza, minacce e aggressioni nei confronti dei propri genitori.

Secondo i dati della Korean National Police Agency, nel 2025 sono stati 794 i ragazzi tra i 14 e i 18 anni fermati dalla polizia per reati come aggressione, lesioni o minacce nei confronti di un genitore.

Nel 2016 erano stati 263.

In meno di dieci anni, quindi, il numero è triplicato.

Un dato che fotografa un fenomeno particolarmente delicato: lo scorso anno, in media, si sono verificati circa due casi al giorno in cui un adolescente è stato fermato per aver aggredito o minacciato un genitore.

E il numero reale potrebbe essere ancora più elevato.

Quando la violenza resta dentro casa

I dati potrebbero infatti non rappresentare completamente la dimensione del fenomeno.

Le vittime sono spesso gli stessi genitori, che possono decidere di non denunciare i propri figli. Inoltre, per alcune forme di violenza contro i genitori, se la vittima non esprime la volontà di perseguire il figlio, il procedimento penale può non proseguire nello stesso modo.

Questo significa che una parte degli episodi potrebbe non arrivare alle statistiche ufficiali.

Anche la percentuale di adolescenti sul totale dei responsabili dei cosiddetti reati contro gli ascendenti è aumentata in modo significativo.

Nel 2016 gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni rappresentavano il 10,4% dei 2.537 sospettati per aggressioni, lesioni e minacce contro i genitori.

Nel 2025 erano il 24,4%, su un totale di 3.252 persone.

L’ultimo caso: una ragazza aggredisce la madre con acqua bollente

Uno degli episodi più recenti si è verificato il 15 agosto nella città di Namyangju, nella provincia di Gyeonggi.

Una ragazza adolescente è stata arrestata con l’accusa di aver provocato lesioni alla propria madre, 52 anni.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, la madre avrebbe cercato di impedire alla figlia di uscire di casa e, nel tentativo di fermarla, le avrebbe tolto il telefono cellulare.

La ragazza avrebbe quindi fatto bollire dell’acqua in un bollitore elettrico e l’avrebbe versata sulla testa e sulle gambe della madre.

Un episodio che mostra come conflitti apparentemente legati alle regole familiari e all’utilizzo dello smartphone possano, in alcuni casi, degenerare in violenza fisica.

Dalla violenza ripetuta agli episodi più gravi

Non si tratta sempre di episodi isolati.

Il 13 agosto, a Cheongju, nella provincia di Chungcheongbuk-do, un ragazzo di 16 anni è stato fermato con l’accusa di aver picchiato la madre e di averla chiusa in una stanza dopo averle chiesto del denaro.

Secondo la polizia, il ragazzo era già stato denunciato nel mese di luglio per aver aggredito la stessa madre.

Un altro caso riguarda un ragazzo di 18 anni condannato dal tribunale distrettuale di Gwangju per aver aggredito entrambi i genitori con un’arma contundente, provocando loro lesioni che hanno richiesto circa quattro settimane di cure.

Il giovane aveva già ricevuto in passato provvedimenti nell’ambito della giustizia minorile dopo episodi di conflitto con coetanei.

Secondo Kim Mi-jung, responsabile della consulenza della fondazione BTF Green Tree, in alcuni di questi casi non si tratterebbe semplicemente di episodi improvvisi, ma di una rabbia accumulata che finisce per essere rivolta ripetutamente verso la persona più vicina.

Smartphone e social: un possibile fattore, non una spiegazione unica

Tra gli elementi osservati dagli operatori di polizia c’è anche il rapporto sempre più conflittuale tra adolescenti, smartphone e social network.

Alcuni agenti che si occupano quotidianamente di criminalità minorile hanno riferito di aver osservato casi nei quali il tentativo dei genitori di limitare l’utilizzo del telefono ha provocato reazioni aggressive.

Short video, social network e videogiochi possono diventare una fonte di conflitto all’interno della famiglia quando i genitori cercano di limitarne l’utilizzo.

Tuttavia, parlare semplicemente di “dipendenza da smartphone” come causa della violenza sarebbe riduttivo.

I dati disponibili suggeriscono piuttosto la presenza di diversi fattori che possono interagire tra loro, dalla difficoltà nella gestione della rabbia ai problemi familiari, fino alle esperienze negative vissute a scuola.

Il legame con il bullismo

Un elemento particolarmente interessante riguarda proprio la violenza scolastica.

Uno studio pubblicato nel dicembre 2025 sulla rivista Korean Journal of Youth Studies da un gruppo di ricercatori della Yonsei University ha analizzato il rapporto tra esperienze di bullismo e violenza nei confronti dei genitori.

Tra gli adolescenti che avevano subito episodi di bullismo, il 21,9% ha dichiarato di aver aggredito almeno una volta un genitore.

Tra quelli che non avevano subito bullismo, la percentuale scendeva al 9,4%.

Il rapporto è quindi più che doppio.

Secondo i ricercatori, una possibile spiegazione è che alcuni adolescenti possano trasferire la rabbia e la frustrazione accumulate a scuola verso una persona percepita come più vicina e sicura, come un genitore.

Anche in questo caso, però, si tratta di un’associazione osservata dalla ricerca e non della prova che il bullismo porti automaticamente alla violenza familiare.

Un problema che coinvolge anche i genitori

Gli esperti sottolineano quindi la necessità di intervenire non soltanto sul comportamento dell’adolescente, ma sull’intero ambiente familiare.

Un ragazzo vittima di bullismo può avere bisogno di sostegno psicologico e sociale, ma anche i genitori possono trovarsi a gestire sentimenti di colpa, impotenza e confusione.

Secondo Kim Mi-jung, sarebbe necessario ampliare il sostegno legale previsto dalla normativa sudcoreana sulla violenza scolastica anche ai genitori delle vittime e creare una rete nazionale più ampia di strutture specializzate.

Un fenomeno che sta cambiando

Il dato più significativo rimane quello statistico.

In nove anni, la quota di adolescenti coinvolti nei reati contro i genitori è passata dal 10,4% al 24,4%.

Non significa che la maggioranza dei giovani sudcoreani sia diventata violenta. Significa però che, all’interno delle statistiche sui reati contro i genitori, gli adolescenti rappresentano oggi una componente molto più consistente rispetto a dieci anni fa.

Dietro i numeri ci sono spesso situazioni familiari complesse: conflitti sull’uso dello smartphone, difficoltà nella gestione della rabbia, esperienze di bullismo e problemi relazionali che, in alcuni casi, possono trasformarsi in episodi di violenza.

Per questo gli esperti chiedono di intervenire prima che il conflitto arrivi al punto di diventare un reato, rafforzando il sostegno alle famiglie e soprattutto agli adolescenti che stanno vivendo situazioni di disagio.

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