⚡ BREAKING150 scorpioni velenosi in valigia: condannato a 5 anni di carcere un 28enne sudcoreano in Sudafrica·Sangue nella villa di vacanza a Namyangju: 70enne accoltellata dal proprio autista durante Chuseok·Abusi e tentato stupro in azienda: pena con condizionale per un dirigente sessantenne a Ulsan·Chuseok di fuoco a Seul: i bonus milionari dei parlamentari indignano i lavoratori coreani·KEYVITUP protagonisti dell’evento FURLA alla Milano Fashion Week!·⚡ BREAKING150 scorpioni velenosi in valigia: condannato a 5 anni di carcere un 28enne sudcoreano in Sudafrica·Sangue nella villa di vacanza a Namyangju: 70enne accoltellata dal proprio autista durante Chuseok·Abusi e tentato stupro in azienda: pena con condizionale per un dirigente sessantenne a Ulsan·Chuseok di fuoco a Seul: i bonus milionari dei parlamentari indignano i lavoratori coreani·KEYVITUP protagonisti dell’evento FURLA alla Milano Fashion Week!·

📰 News · Primo Piano

Dalla bandiera all’inno nordcoreano: le polemiche che stanno accompagnando la Corea del Sud agli Asian Games di Aichi-Nagoya

Ieri, mentre cercavo tra le notizie da portare sulla nostra pagina, mi sono imbattuta in una notizia che, pur non avendomi convinta inizialmente a pubblicarla, si trovava sorprendentemente in alto nelle classifiche delle news più lette.

La vicenda riguardava la delegazione sudcoreana arrivata in Giappone per gli Asian Games di Aichi-Nagoya 2026 e, in particolare, un episodio avvenuto all’aeroporto Chubu Centrair di Tokoname.

Secondo quanto riportato dalla stampa sudcoreana, alcuni membri della delegazione, tra cui gli atleti Shin Yu-bin e Seo Seung-jae, erano entrati in aeroporto portando con sé la bandiera sudcoreana. La polizia locale avrebbe però impedito loro di proseguire con la bandiera, citando questioni legate alla sicurezza aeroportuale. La Korean Sport & Olympic Committee avrebbe contestato la decisione, senza però riuscire a farla modificare.

La notizia aveva già attirato molta attenzione in Corea del Sud. Eppure, personalmente, avevo deciso di non portarla in pagina: un episodio legato alle procedure di sicurezza di un aeroporto poteva essere semplicemente un malinteso organizzativo e non volevo trasformare una situazione ancora poco chiara in una polemica.

Poi, però, è successo qualcosa di nuovo.

L’errore durante la partita di hockey

Il 18 settembre, durante la partita di hockey maschile tra Corea del Sud e Bangladesh, è stato commesso un errore decisamente più delicato.

Prima dell’incontro, disputato al Gifu Prefectural Green Stadium, era previsto l’inno nazionale sudcoreano. Al suo posto, dagli altoparlanti è risuonato l’inno nazionale della Corea del Nord.

I giocatori sudcoreani, già schierati per la cerimonia, si sono trovati quindi davanti a una situazione completamente inattesa.

Lo speaker dello stadio ha riconosciuto immediatamente l’errore e si è scusato. Tuttavia, la situazione è diventata ancora più confusa: dopo l’inno nordcoreano è stato riprodotto quello del Bangladesh e solo successivamente è arrivato l’inno della Corea del Sud. A quel punto, però, gli atleti erano già stati invitati dagli arbitri a procedere con i saluti pre-partita.

La Corea del Sud ha comunque vinto l’incontro per 5-0.

A prima vista, tutto lascia pensare a un errore umano e organizzativo. Ma per comprendere perché l’episodio abbia avuto una risonanza così forte in Corea del Sud bisogna considerare il contesto storico.

Perché confondere i due inni è particolarmente delicato?

Corea del Sud e Corea del Nord sono ancora tecnicamente in una situazione di conflitto non concluso: la Guerra di Corea del 1950-1953 terminò con un armistizio, non con un trattato di pace.

Le relazioni tra i due Paesi sono quindi caratterizzate da una lunga storia di tensioni politiche e militari. Anche i simboli nazionali hanno un significato particolarmente sensibile.

Reuters ha sottolineato proprio questo aspetto, ricordando che l’inno nordcoreano è vietato in Corea del Sud nel quadro delle norme legate alla sicurezza nazionale.

Per questo motivo, quello che potrebbe apparire dall’esterno come un semplice errore nella selezione di una traccia audio ha assunto in Corea del Sud una dimensione molto più significativa.

L’errore è stato riconosciuto e sono arrivate le scuse

La Korean Sport & Olympic Committee ha immediatamente presentato una protesta ufficiale agli organizzatori, chiedendo spiegazioni sull’accaduto, delle scuse ufficiali e misure per evitare che episodi simili possano ripetersi.

Nella serata del 18 settembre, due rappresentanti del comitato organizzatore hanno raggiunto direttamente l’ufficio della delegazione sudcoreana per presentare le scuse ufficiali. La Korean Sport & Olympic Committee ha confermato l’accaduto il 19 settembre.

Il presidente della Korean Sport & Olympic Committee, Ryu Seung-min, ha definito l’errore particolarmente grave proprio perché riguardava un simbolo nazionale durante una competizione internazionale, chiedendo un’indagine sulle cause dell’accaduto e misure per impedirne la ripetizione.

Ma non è il primo episodio a creare malcontento

L’errore dell’inno arriva dopo altre due situazioni che avevano già attirato l’attenzione della delegazione sudcoreana.

Nei giorni precedenti, infatti, la rappresentanza coreana aveva espresso il proprio disappunto per una cerimonia collegata all’arrivo della nave degli atleti, durante la quale era comparso un riferimento a Toyotomi Hideyoshi.

La figura di Hideyoshi è particolarmente controversa nella memoria storica coreana: le sue invasioni della penisola coreana alla fine del XVI secolo rappresentano uno dei capitoli più dolorosi della storia dei rapporti tra Corea e Giappone.

Gli organizzatori di Aichi-Nagoya hanno spiegato che la performance aveva l’obiettivo di presentare la cultura e il turismo locale e che non intendeva sostenere una specifica figura storica né trasmettere un messaggio politico o storico. La delegazione sudcoreana, tuttavia, ha espresso il proprio disappunto e ha inviato una lettera ufficiale agli organismi competenti.

A questo si è aggiunta la questione della bandiera all’aeroporto.

Una serie di episodi o semplicemente coincidenze?

È proprio questo il punto più difficile da stabilire.

Da una parte, gli episodi sono avvenuti in rapida successione e hanno inevitabilmente attirato l’attenzione dei media sudcoreani. Dall’altra, non ci sono elementi che permettano di affermare che questi errori siano stati intenzionali.

Nel caso dell’inno, gli organizzatori hanno riconosciuto l’errore e hanno presentato ufficialmente le proprie scuse. Nel caso della bandiera, invece, la spiegazione fornita sarebbe stata legata alle procedure di sicurezza dell’aeroporto.

È quindi importante non confondere la legittima sensibilità storica e politica della vicenda con la prova di un’intenzione deliberata, che al momento non è stata dimostrata.

Eppure, il contesto rende comprensibile perché la reazione sudcoreana sia stata così forte.

Perché questa storia ha attirato così tanta attenzione?

Forse è proprio questo l’aspetto che mi ha fatto cambiare idea sulla notizia.

Ieri avevo pensato che la vicenda della bandiera fosse una notizia troppo marginale per interessare il pubblico italiano. Poi, vedendo quanto fosse stata letta in Corea del Sud e considerando ciò che è accaduto il giorno successivo, il quadro è cambiato.

Gli Asian Games dovrebbero essere soprattutto una celebrazione dello sport e un’occasione di incontro tra Paesi asiatici. L’edizione di Aichi-Nagoya riunisce atleti provenienti da 45 comitati olimpici nazionali e si svolgerà ufficialmente dal 19 settembre al 4 ottobre.

Proprio per questo, gli errori legati a simboli nazionali, cerimonie e rappresentazione dei Paesi partecipanti possono avere una risonanza particolare.

E nel caso della penisola coreana, la storia rende alcuni di questi simboli ancora più sensibili.

Per ora, l’episodio dell’inno è stato ufficialmente riconosciuto come un errore e gli organizzatori hanno presentato le proprie scuse. Resta da vedere se si tratterà di un incidente isolato o se gli organizzatori riusciranno a evitare altri problemi durante le prossime settimane di competizioni.

Una cosa è certa: la Corea del Sud è arrivata ad Aichi-Nagoya per competere e parlare di sport. E, almeno nelle prime giornate, l’attenzione mediatica è stata attirata anche da questioni che con lo sport hanno poco a che fare.

Source: 1 , 2 , 3 , 4

Scopri di più da TGKWORLD

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere