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Kim Seung-won rinuncia alla nomina a ministro della Giustizia: si dimette dopo 20 giorni

Il candidato del Partito Democratico ha annunciato il ritiro il giorno dopo la conferenza stampa di Lee Jae-myung. La sua candidatura era stata contestata per diverse controversie, tra cui il suo ruolo nel gruppo parlamentare che proponeva la cancellazione delle accuse contro il presidente.

Kim Seung-won ha rinunciato alla candidatura a ministro della Giustizia della Corea del Sud, appena 20 giorni dopo essere stato indicato per l’incarico dal presidente Lee Jae-myung.

L’annuncio è arrivato il 19 settembre durante una conferenza stampa al National Assembly Communication Hall. Kim ha dichiarato di aver preso la decisione dopo una lunga riflessione e di aver definitivamente deciso il giorno precedente, dopo aver ascoltato la conferenza stampa del presidente.

«Dopo una profonda riflessione, ho deciso di rinunciare alla candidatura», ha dichiarato Kim, aggiungendo di aver riconosciuto di non essere riuscito a soddisfare le aspettative dell’opinione pubblica e di voler riflettere sulle proprie carenze.

Una candidatura accompagnata da diverse controversie

Kim Seung-won, avvocato ed esponente del Partito Democratico, è deputato per il secondo mandato ed è stato sottoposto a un intenso esame da parte dell’opposizione durante il processo di conferma parlamentare.

Tra gli elementi contestati c’era il suo ruolo di co-presidente del gruppo parlamentare “Gongchimo”, un gruppo che sosteneva iniziative relative alla cancellazione delle accuse e alla richiesta di un’indagine parlamentare.

La sua candidatura era stata inoltre accompagnata da interrogativi riguardanti presunte richieste legate all’approvazione di un nuovo farmaco e questioni relative a una cooperativa sociale gestita dalla sua famiglia. Le accuse e le contestazioni sono state oggetto di confronto politico e non equivalgono, di per sé, ad accertamenti giudiziari.

La commissione parlamentare per la Legislazione e la Giustizia aveva tenuto l’audizione di conferma il 15 settembre e il 17 settembre aveva approvato il rapporto sull’audizione con il sostegno della maggioranza.

La decisione arriva dopo le parole di Lee Jae-myung

Un elemento che ha attirato particolare attenzione è la tempistica.

Il 18 settembre, durante la propria conferenza stampa, Lee Jae-myung aveva parlato della necessità di rispettare le aspettative dei cittadini nel processo di nomina e aveva riconosciuto la necessità di rivedere il sistema di selezione degli incarichi pubblici.

Il giorno successivo, Kim ha annunciato il proprio ritiro.

La Casa Blu ha dichiarato di rispettare la decisione del candidato e ha spiegato che Kim avrebbe scelto di fare un passo indietro per evitare di creare ulteriori difficoltà all’amministrazione. Le procedure successive saranno gestite secondo le norme previste.

La tempistica ha alimentato discussioni sul significato politico della decisione, ma le motivazioni espresse pubblicamente da Kim restano quelle legate alle proprie riflessioni e al fatto di non aver raggiunto le aspettative dell’opinione pubblica.

Reazioni diverse tra maggioranza e opposizione

Il Partito Democratico ha dichiarato di rispettare la decisione di Kim e ha definito il suo ritiro una scelta dettata dalla volontà di non creare ulteriori difficoltà al governo.

Dall’opposizione sono invece arrivate critiche più dure. Esponenti del People Power Party hanno sostenuto che le dimissioni siano arrivate dopo una crescente pressione politica e hanno chiesto ulteriori verifiche sulle controversie che avevano accompagnato la candidatura. Si tratta delle posizioni espresse dai partiti coinvolti nel confronto politico.

Il ritiro di Kim Seung-won arriva inoltre pochi giorni dopo quello di Yong Hye-in, candidata al ministero dell’Uguaglianza e della Famiglia, che aveva rinunciato all’incarico il 13 settembre.

La nuova rinuncia riporta quindi al centro dell’attenzione il processo di selezione dei ministri e le verifiche sui candidati all’interno dell’amministrazione Lee.

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