In Corea del Sud le reti sociali si stanno progressivamente indebolendo. Sempre più persone dichiarano di non avere qualcuno a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà, mentre cresce anche il numero di persone che muoiono senza che nessuno si accorga della loro scomparsa.
Il fenomeno riguarda soprattutto gli anziani, ma non si limita alla popolazione più avanti con l’età. L’isolamento sociale coinvolge anche giovani e adulti e sta diventando una questione sempre più rilevante per il sistema di welfare sudcoreano.
Secondo l’Indagine 2024 sulla condizione degli anziani pubblicata dal Ministero della Salute e del Welfare sudcoreano, il rapporto tra gli anziani e le persone che non vivono con loro si è notevolmente ridotto negli ultimi quindici anni.
La percentuale di anziani che incontrano almeno una volta alla settimana i figli che vivono separatamente è scesa dal 37,6% del 2009 al 22,7% nel 2024, con una diminuzione di 14,9 punti percentuali.
Ancora più marcato è il calo dei rapporti con parenti come fratelli e sorelle: la percentuale di anziani che mantengono contatti con loro è passata dal 10,6% al 3% nello stesso periodo.
Anche i rapporti con amici, vicini e conoscenti si sono ridotti, passando dal 78,4% al 59,7%.
Sempre più anziani vivono da soli
Nel 2024, il 32,8% degli anziani sudcoreani viveva da solo, una quota aumentata di 13 punti percentuali rispetto al 2020.
Tra le persone anziane che vivono sole, il 18,7% ha dichiarato di non avere nessuno a cui chiedere aiuto.
Il problema non riguarda però esclusivamente gli anziani. I dati della Social Survey 2024 di Statistics Korea mostrano che il 26% della popolazione afferma di non avere nessuno a cui rivolgersi quando è malata e avrebbe bisogno di aiuto nelle faccende domestiche.
La situazione è simile sul piano emotivo: il 20,2% dichiara di non avere qualcuno con cui parlare quando si sente depresso o ha bisogno di compagnia.
La possibilità di contare su una rete sociale è inoltre fortemente legata alla situazione economica. Tra le persone con un reddito mensile inferiore a 1 milione di won, il 35,9% afferma di non avere nessuno a cui chiedere aiuto. La percentuale scende al 13,9% tra chi guadagna almeno 6 milioni di won al mese.
L’isolamento riguarda anche i giovani
Pensare alla solitudine esclusivamente come a un problema della terza età sarebbe però riduttivo.
Secondo un’analisi del Korea Institute for Health and Social Affairs (KIHASA), la quota di giovani classificati come in condizione di ritiro sociale è aumentata dal 2,4% nel 2022 al 5,2% nel 2024. L’istituto sottolinea tuttavia che l’aumento non deve essere interpretato automaticamente come una crescita della dimensione reale del fenomeno: potrebbe riflettere anche il fatto che giovani precedentemente invisibili abbiano iniziato a riconoscere la propria situazione e a chiedere aiuto.
Tra le principali difficoltà associate all’isolamento dei giovani emerge anche quella lavorativa. La difficoltà a trovare un impiego rappresenta uno dei fattori indicati nelle analisi sul fenomeno, mentre la condizione dei giovani che interrompono temporaneamente le attività economiche può aumentare il rischio di isolamento.
Il fenomeno ha quindi una dimensione che attraversa diverse generazioni: dagli anziani che vivono soli ai giovani che si allontanano progressivamente dalla vita sociale.
Il fenomeno più estremo: la morte in solitudine
La forma più drammatica dell’isolamento sociale è rappresentata dalle cosiddette “morti solitarie”, o godoksa, termine utilizzato in Corea del Sud per indicare i decessi di persone che muoiono isolate e vengono ritrovate solo dopo un certo periodo.
Il governo sudcoreano ha avviato negli ultimi anni programmi specifici per individuare le persone a rischio e rafforzare le reti di assistenza. Nel 2023 il Ministero della Salute e del Welfare aveva presentato il primo piano nazionale per la prevenzione delle morti solitarie, con l’obiettivo di migliorare l’individuazione delle persone a rischio e collegarle ai servizi sociali e sanitari.
Il problema resta tuttavia significativo e riguarda in particolare alcune fasce della popolazione, tra cui gli uomini di mezza età.
La risposta degli altri Paesi
La crescente attenzione verso la solitudine non è un fenomeno esclusivamente sudcoreano.
Il Regno Unito ha istituito nel 2018 un incarico ministeriale dedicato alla solitudine, mentre il Giappone ha creato nel 2021 un incarico governativo specifico per le politiche contro solitudine e isolamento. Nel 2024 Tokyo ha inoltre introdotto una legge dedicata alla prevenzione e al contrasto del fenomeno.
Anche negli Stati Uniti la solitudine è stata progressivamente trattata come una questione di salute pubblica, con iniziative rivolte al rafforzamento dei legami sociali.
La Corea del Sud ha seguito una strada simile. Il governo ha già introdotto programmi per individuare le persone isolate e offrire loro assistenza, mentre il Ministero della Salute e del Welfare ha sviluppato misure specifiche anche per i giovani in condizioni di isolamento e ritiro sociale.
Una società sempre più connessa, ma non necessariamente meno sola
I dati raccontano quindi una contraddizione importante della società sudcoreana: la tecnologia permette di rimanere costantemente connessi, ma questo non significa necessariamente avere qualcuno su cui poter contare nella vita quotidiana.
La riduzione dei rapporti familiari, l’aumento delle persone che vivono sole, le difficoltà economiche e lavorative e il progressivo isolamento di alcune fasce della popolazione stanno modificando il modo in cui le persone costruiscono e mantengono le proprie relazioni.
Il tema della solitudine, in Corea del Sud, non riguarda quindi soltanto il sentirsi soli. Riguarda anche la possibilità concreta di avere qualcuno da chiamare quando si sta male, qualcuno con cui parlare durante un periodo difficile o qualcuno che si accorga della propria assenza.
Ed è proprio questa trasformazione delle reti sociali a rendere l’isolamento una delle questioni sociali che la Corea del Sud dovrà affrontare negli anni a venire.
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