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LUVEN: «Voglio essere ricordato come un cantante che mette sincerità nella musica»

Dagli anni da trainee e l’esperienza in BDC fino alla scelta di ripartire da zero come artista indipendente: LUVEN racconta a TGK World la libertà, le difficoltà e la sincerità che oggi guidano la sua musica.

Dalla vita da trainee a LUVEN: cosa è cambiato davvero nel tuo modo di vivere la musica?

Quando ero trainee e poi ho partecipato a Produce X 101 e ho debuttato con i BDC, tutto era molto diverso. Ricordo soprattutto il mio debutto e il primo fan meeting: ero giovane e avevo molta paura.

All’epoca sentivo di dover mantenere una determinata immagine da idol, e questo limitava molto quello che potevo dire o fare. Oggi, invece, posso seguire maggiormente la direzione che desidero come artista.

C’è però una cosa che non è cambiata. Voglio sempre creare performance divertenti e lavorare duramente, perché so che i fan dedicano una parte preziosa del loro tempo a me. Non voglio mai che abbiano la sensazione di aver sprecato quel tempo.

Hai scelto il nome LUVEN proprio per segnare una nuova partenza. Cosa volevi lasciarti alle spalle?

Volevo eliminare completamente l’immagine che avevo in passato e ricominciare da capo. Volevo anche che la musica diventasse il centro del mio lavoro.

Durante il periodo da idol mi veniva spesso detto che la musica non fosse la cosa più importante e che avrei dovuto concentrarmi maggiormente sul fan service. Naturalmente sapevo quanto fossero importanti i fan, ma quando ero più giovane tendevo a percepire quelle parole in modo negativo.

Cambiare nome è stato un modo per lasciarmi alle spalle quelle sensazioni e quelle parti di me che appartenevano a quel periodo. Volevo ricominciare.

Quando componi musica a tarda notte, quanto è diverso il LUVEN che il pubblico vede sul palco?

In realtà mi piace essere la stessa persona davanti e dietro le quinte. Non so nemmeno se ci sia una grande differenza tra le due versioni di me.

La musica rimane comunque il centro di tutto quello che faccio, indipendentemente dal contenuto o dal progetto.

Essere un artista indipendente significa anche affrontare momenti di solitudine. Quanto pesa questo aspetto?

Dire che non mi sento mai solo sarebbe una bugia. Allo stesso tempo, mi piace poter fare le cose a modo mio e sono circondato da molte persone importanti per me, quindi non è qualcosa che sento particolarmente.

A volte mi manca avere qualcuno che si occupi insieme a me della musica o delle immagini di un progetto. Però non penso di poter tornare indietro.

La libertà creativa viene spesso considerata il lato migliore dell’indipendenza. Qual è invece il suo lato più difficile?

Nella musica non esiste una risposta giusta. Devi pianificare, produrre, riunire le persone necessarie e assumerti la responsabilità di tutto.

La parte più difficile è proprio questa: alla fine nessuno, nemmeno io, può sapere con certezza se quello che stai creando avrà successo oppure no.

Con LUVEN puoi sperimentare senza dover seguire una direzione prestabilita. Cosa significa per te questa libertà?

La parola più importante è proprio “libertà”.

Mi piacciono molti stili diversi e, attraverso i miei album, ho praticamente provato quasi tutti i generi che volevo esplorare. Ho frequentato un liceo musicale e poi l’università, quindi mi piace anche creare performance insieme agli amici con cui ho studiato musica.

C’è qualcosa di molto romantico nel creare insieme e nel condividere quella sensazione.

Quando inizi una nuova canzone, cosa arriva per primo: un’idea, un suono o un’emozione?

Dipende. Se dovessi sceglierne una, direi l’emozione.

A volte sono con degli amici e iniziamo semplicemente a suonare o cantare. Se qualcosa ci piace, partiamo da lì e sviluppiamo l’idea.

Altre volte ascolto una canzone e penso: “Voglio creare qualcosa in questo stile”. E allora comincio immediatamente.

Quando scrivi o produci per un altro artista, come fai a trovare il suo modo di raccontarsi?

Cerco innanzitutto di capire quale sia il suo modo abituale di cantare, quali stili preferisca e quale immagine voglia trasmettere attraverso l’album.

Non ho mai studiato musica in modo tradizionale, quindi non sento di avere uno stile rigidamente definito come “il mio”. In questo senso, penso che sia un vantaggio perché posso adattarmi maggiormente all’artista con cui sto lavorando.

Per te esiste una differenza tra una canzone “bella” e una canzone “vera”?

Non faccio realmente questa distinzione.

La stessa canzone può essere interpretata in modo completamente diverso a seconda della situazione, della persona che la ascolta, del momento della giornata o di ciò che sta vivendo.

Per me la cosa più importante è il messaggio. Una canzone che è semplicemente piacevole da ascoltare o da vedere, ma che non comunica nulla, non rappresenta particolarmente il tipo di musica che voglio fare.

Hai detto che, riascoltando alcune delle tue canzoni, riesci a ritrovare momenti della tua vita. Quanto della tua storia personale entra nella tua musica?

Tutti i miei testi partono da esperienze reali.

Cerco però di scriverli in modo che chi ascolta possa adattare quella situazione o quell’emozione alla propria esperienza. Per questo, quando riascolto le mie canzoni, mi capita di pensare: “È così che mi sentivo allora”.

L’album MADE BY sembra avere un significato particolare anche nel rapporto con i tuoi fan. Perché hai scelto questo titolo?

Volevo mostrare che quell’album è stato realizzato insieme all’artista e ai fan.

Essere un cantante non è qualcosa che puoi semplicemente dichiarare da solo. Le persone che amano e sostengono la tua musica sono parte di ciò che ti permette di essere chiamato cantante.

Anche l’ordine delle tracce racconta tutto il tempo che abbiamo trascorso insieme, dal mio debutto come idol fino a questo album. È qualcosa che abbiamo costruito insieme e che esiste grazie ai fan.

Nell’album hai partecipato alla scrittura e alla composizione. Quanto è importante per te avere l’ultima parola sul risultato?

Per me è molto importante.

C’è anche una cosa che vorrei correggere: “Ready to rise” è stato indicato come arrangiamento, ma in realtà non è corretto. L’arrangiamento è stato realizzato da alcuni amici preziosi che mi hanno aiutato con la musica.

Detto questo, penso che decidere e completare personalmente la fase finale del lavoro sia fondamentale. Sono io a trasformare la mia storia in musica e poi a portarla sul palco, quindi credo sia naturale voler avere un ruolo diretto nel processo.

NO ANSWER è diventato una serie. Che cosa rappresentano queste canzoni?

È una serie dedicata agli amici che mi sono stati accanto in silenzio durante alcuni dei momenti più difficili della mia vita.

Sono persone con cui ho condiviso il passato, che sono ancora presenti oggi e con cui spero di condividere anche il futuro. È per questo che ho deciso di trasformare questa idea in una serie.

Non ho ancora deciso fino a dove arriverà. Potrebbero esserci una terza o persino una quarta parte.

Tra le tracce di MADE BY, quale senti più vicina a te?

L’ultima traccia, “내가 사라지면” (“Se scomparissi”).

A un certo punto della mia vita ho smesso di fare musica. Non mi piace fingere di soffrire o cercare di apparire sofferente davanti agli altri.

Con questa canzone, però, sono riuscito a lasciare uscire quelle emozioni dolorose in modo molto più diretto e senza cercare di controllarle. Per questo è una delle canzoni più significative e interessanti per me.

In Save Me, Sacrifice e NO ANSWER affronti emozioni molto personali. La musica per te è una forma di confessione?

Non sono una persona che esprime facilmente le proprie emozioni nella vita quotidiana.

Attraverso la musica riesco a liberarle. Più che raccontare direttamente quello che provo, direi che do una forma alle mie emozioni.

Sei una persona molto diretta e razionale. Cosa succede quando entri in uno spazio creativo in cui non puoi controllare completamente il risultato?

La musica mi permette di lasciare spazio alle persone affinché possano inserire la propria situazione e la propria realtà dentro una canzone, senza sentirsi appesantite da quello che sto cercando di dire io.

Per questo presto molta attenzione alla scrittura dei testi.

C’è un’emozione che fai ancora fatica a esprimere a parole?

In generale sono una persona abbastanza sincera, quindi non credo di avere molte emozioni che non riesco a dire.

Forse una di queste è il fatto che, mentalmente, sono molto più fragile di quanto le persone possano immaginare.

Se potessi parlare al LUVEN del 2019, quello di Produce X 101, cosa gli diresti?

Gli direi di non preoccuparsi così tanto dello sguardo e dei sentimenti degli altri.

Per molto tempo ho avuto difficoltà perché cercavo continuamente di adattare il mio comportamento alle emozioni delle altre persone.

Vorrei dirgli anche una cosa che ho imparato: le persone ricordano facilmente quella volta in cui non sei riuscito a venire incontro alle loro aspettative, ma spesso dimenticano tutte le volte in cui lo hai fatto.

Non è necessario adattarsi al 100% a qualcuno. È molto più importante imparare ad aggiustarsi reciprocamente.

Diventando LUVEN, cosa hai perso di te stesso?

Ho perso l’idea di dover essere “la versione di me che qualcun altro desiderava”.

Oggi sono grato di aver perso quella parte, perché penso che sia proprio attraverso quella perdita che ho potuto completare la persona che sono adesso.

Oggi cosa significa per te avere successo?

Non penso più a quanto lontano debba arrivare per poter dire di aver avuto successo.

Il mio obiettivo è semplicemente continuare a fare musica e salire sul palco con sempre più persone e con amici che condividono le mie stesse intenzioni.

Sei appena entrato in una nuova fase della tua carriera. Cosa vuoi raccontare attraverso la tua nuova musica?

Ripartire da zero nel settembre 2026 può essere un po’ destabilizzante. 😂

Considero i miei album come dei diari. Voglio continuare ad aggiungere nuove storie e lasciare che la mia musica racconti quello che vivo in ogni momento.

Tra dieci anni, come vorresti essere ricordato?

Come “un cantante che mette sincerità nella sua musica”.

Anche mentre sto rispondendo a questa intervista penso alla sincerità. Non voglio mai dimenticarla quando lavoro con la musica.

L’inizio può essere imperfetto o mancare di qualcosa, ma se riesci a rimanere sincero fino alla fine, per me va bene.

Cosa stai cercando oggi, come artista e come persona?

Sogno e romanticismo.

“Romanticismo” può sembrare una parola difficile da spiegare, ma per me significa tutto ciò che accade attraverso ogni album, le storie che condivido con i fan sul palco e i momenti in cui creo musica insieme ai miei amici.

Sono queste esperienze che oggi considero il mio “romanticismo”.

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