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Post macabri sui social e derisione della vittima: agente di polizia sospeso evita il processo

Ha suscitato profondo sdegno in Corea del Sud la vicenda che ha visto protagonista un ispettore di polizia, identificato come l’agente A, finito sotto inchiesta per aver fotografato e deriso una scena del crimine e di morte sul proprio profilo social. La Procura ha tuttavia deciso di chiudere il caso con la sospensione dell’azione penale, scatenando ulteriori discussioni pubbliche.

I fatti risalgono allo scorso febbraio, quando l’agente era intervenuto sul luogo di un decesso. In quell’occasione, il poliziotto aveva immortalato la scena con il proprio smartphone e scaricato un’immagine riservata del sistema automatizzato di riconoscimento delle impronte digitali (AFIS), pubblicando il tutto online corredato da commenti di pessimo gusto come “Qualcuno vuole indovinare cos’è?” e “D’ora in poi eviterò di mangiare il sundae” (famoso piatto coreano a base di budello ripieno di sangue, evocato cinicamente in riferimento ai resti umani).

Lo scandalo, divampato dopo la diffusione delle schermate sul web, aveva spinto i vertici della sicurezza a intervenire con fermezza: il capo della polizia aveva disposto l’immediato sollevamento dall’incarico, l’avvio di un’ispezione interna sfociata in una sanzione disciplinare di tre mesi di sospensione e il deferimento all’autorità giudiziaria con l’accusa di violazione del segreto d’ufficio.

Al termine delle indagini, la Procura di Ansan ha però optato per il proscioglimento condizionato (kiso-yuye), una misura che riconosce la gravità del reato ma evita il dibattimento in tribunale.

La decisione è arrivata dopo il parere vincolante della commissione civica della procura (che si è espressa a favore della sospensione per 9 voti a 3) e tenendo conto del lungo servizio prestato dall’agente, in divisa da oltre vent’anni, e delle sanzioni disciplinari amministrative già subite.

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