Per i NERD CONNECTION, scrivere musica significa scavare dentro ciò che è più difficile da dire a parole. La loro evoluzione non riguarda soltanto il suono, ma anche il modo in cui la band ha imparato a guardare alle proprie emozioni e trasformarle in qualcosa di condivisibile.
È forse proprio questa sincerità ad aver permesso alla loro musica di oltrepassare i confini linguistici e arrivare anche al pubblico italiano. Abbiamo parlato con la band del processo creativo, della vulnerabilità e di ciò che significa continuare a costruire un’identità senza smettere di cambiare.
Nel corso degli anni avete accumulato esperienza, strumenti e conoscenze tecniche. Ma la crescita più importante di una band spesso avviene nel modo in cui impara ad ascoltare se stessa. In cosa siete cambiati maggiormente rispetto agli inizi?
Abbiamo fatto molti passi avanti e raggiunto un vero e proprio level up anche nel suono che creiamo. Con il tempo abbiamo accumulato interesse ed esperienza nell’utilizzo di strumenti virtuali e nel sound engineering, riuscendo così a crescere naturalmente sotto diversi aspetti.
Penso che la musica diventi sempre più misteriosa man mano che la si fa. Con il passare del tempo, stiamo comprendendo che la cosa più importante è concentrarsi sulle “storie sincere che abbiamo dentro di noi”, e questo atteggiamento si riflette naturalmente nella nostra musica.
Quando lavorate a una canzone, arriva mai un momento in cui capite che aggiungere qualcosa significherebbe togliere invece che arricchire? Come riconoscete, tutti e quattro insieme, quel punto di equilibrio?
Solitamente arriviamo alla conclusione che un brano è “completo” quando riteniamo che la versione attuale sia migliore rispetto alle tante possibilità di aggiungere ulteriori elementi.
Naturalmente, a volte apportiamo ancora qualche modifica anche dopo quel momento. Ma, più di ogni altra cosa, deve arrivare il momento in cui tutti e quattro i membri riescono a provare un senso di catarsi.
La vostra musica sta raggiungendo sempre più persone anche fuori dalla Corea, compresa l’Italia. Quando una canzone riesce a parlare a qualcuno che non condivide la vostra lingua o il vostro contesto culturale, cosa pensate rimanga davvero tra artista e ascoltatore?
Al di là del semplice approccio musicale, crediamo che il motivo principale sia il tempo che dedichiamo alla riflessione su come trasmettere un messaggio.
Il modo in cui una persona guarda il mondo e le emozioni che prova nel farlo, in quanto essere umano, possono arrivare a chiunque senza alcun limite imposto dalla lingua, dall’etnia o dalla nazionalità.
Nei vostri testi non avete paura di mostrare le parti più oscure e vulnerabili di voi stessi. Essere così sinceri con il pubblico è mai diventato un peso? Oppure, alla fine, mettere quelle emozioni in musica vi permette di trasformarle e lasciarle andare?
Credo che il bello del creare musica sia proprio il fatto che entrambe le cose siano vere: può esserci paura e peso emotivo, ma anche liberazione e guarigione.
È vero che tirare fuori con sincerità “le storie autentiche che abbiamo dentro di noi” non è affatto semplice. A volte questo processo comporta anche una grande sofferenza.
Tuttavia, dopo essere riusciti ad affrontarlo con tanta difficoltà, capita di vivere un’esperienza in cui alcune ferite che avevamo scelto di ignorare iniziano a guarire.
Crediamo che, attraverso questo processo così paradossale, stiamo crescendo poco alla volta e diventando persone migliori.
Se poteste scegliere come essere ricordati, non soltanto dal pubblico ma anche da voi stessi tra molti anni, cosa vorreste rimanesse della musica dei NERD CONNECTION?
Ci piacerebbe essere ricordati come una band capace di presentarsi sempre con qualcosa di nuovo e fresco, ma allo stesso tempo come una band che conosce profondamente la propria identità e che riesce a rimanere fedele a sé stessa senza perderla.