La Corea del Sud è sotto shock per uno dei casi di cronaca più inquietanti degli ultimi anni. Quella che sembrava essere la tragica scomparsa di una donna a Jeju si è trasformata in uno scandalo nazionale dopo il ritrovamento di quattro persone morte nell’arco di appena tre giorni e la scoperta di numerose denunce di scomparsa che potrebbero essere state chiuse in maniera irregolare.
Tutto è iniziato con il caso di Jang Mi Ran, 37 anni, scomparsa il 12 maggio 2026 sull’isola di Jeju. La donna era stata cercata per oltre tre mesi, ma il suo caso era stato archiviato dopo che un agente aveva comunicato al suo compagno che era stata rintracciata e che non desiderava rivelare la propria posizione. Secondo gli investigatori, però, quelle informazioni erano false.
Il 24 agosto, dopo 104 giorni dalla scomparsa, il corpo di Jang Mi Ran è stato ritrovato in una zona ricoperta di vegetazione a soli 400 metri dall’alloggio in cui soggiornava. Un dettaglio che ha sconvolto ulteriormente l’opinione pubblica, perché la donna si trovava a pochissimi minuti dal luogo in cui era stata vista per l’ultima volta.
L’autopsia ha successivamente confermato la sua identità. A causa dell’avanzato stato di decomposizione non è stato però ancora possibile stabilire con certezza la causa della morte. Gli investigatori non hanno trovato finora prove definitive di omicidio e stanno continuando a esaminare tutte le possibilità.
La vicenda è diventata ancora più inquietante quando, nello stesso periodo, sono stati ritrovati altri tre corpi appartenenti a persone che erano state precedentemente segnalate come scomparse.
Tra questi c’è un uomo sulla sessantina, il cui caso era stato gestito dallo stesso agente coinvolto nella vicenda di Jang Mi Ran. La denuncia era stata chiusa dopo che l’agente aveva comunicato alla famiglia che l’uomo era stato rintracciato e non voleva rivelare dove si trovasse. La famiglia, però, non aveva mai più avuto sue notizie. L’uomo è stato successivamente ritrovato morto.
Le indagini si sono quindi concentrate sull’agente identificato con il cognome Bu, accusato di aver falsificato documenti ufficiali, omesso i propri doveri e ostacolato il corretto svolgimento delle indagini. Secondo gli investigatori, avrebbe chiuso diversi casi inserendo nei sistemi informazioni non veritiere e facendo risultare alcune persone come già rintracciate.
Il numero dei fascicoli coinvolti ha fatto scattare un nuovo allarme. L’agente aveva gestito complessivamente 298 denunce di scomparsa dal 2025 e ora tutti questi casi sono sottoposti a una nuova verifica. Gli investigatori hanno già individuato più di dieci casi che presenterebbero elementi sospetti, mentre per alcune persone non è ancora stato possibile verificare con certezza dove si trovino.
La polizia sta quindi cercando di capire se Jang Mi Ran e l’uomo ritrovato morto siano casi isolati oppure se esistano altre persone che potrebbero essere state erroneamente considerate rintracciate.
Lo scandalo ha ormai raggiunto i vertici delle istituzioni sudcoreane. Quattro dirigenti della stazione di polizia di Jeju sono stati sospesi e sono in corso accertamenti sulle responsabilità della catena di comando. Anche il presidente Lee Jae Myung è intervenuto chiedendo una revisione completa della gestione delle persone scomparse e maggiore responsabilità da parte della polizia.
Quello che sta sconvolgendo maggiormente l’opinione pubblica non è soltanto il numero di persone ritrovate morte, ma la possibilità che alcune di loro siano rimaste senza un’adeguata ricerca dopo che i loro casi erano stati dichiarati chiusi.
E mentre le autorità stanno riesaminando centinaia di fascicoli, in Corea del Sud cresce una domanda inquietante: quante persone avrebbero potuto essere trovate prima se le loro denunce non fossero state chiuse?