L’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol è stato assolto anche in appello dall’accusa di falsa testimonianza nel processo per l’ex primo ministro Han Duck-soo.
La Corte d’Appello di Seoul ha respinto il ricorso presentato dalla squadra del procuratore speciale incaricata di indagare sulle accuse legate alla legge marziale, confermando la sentenza di primo grado che aveva già assolto Yoon.
Secondo i giudici, non è stato dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che le dichiarazioni dell’ex presidente fossero false e contrarie a ciò che ricordava.
Il caso riguarda una testimonianza resa da Yoon nel novembre dello scorso anno durante il processo contro Han Duck-soo, accusato di aver avuto un ruolo importante nei fatti legati alla legge marziale.
Durante l’udienza, Yoon aveva dichiarato che, già prima della proposta di Han, aveva intenzione di convocare i membri necessari per tenere una riunione del Consiglio di Stato. Rispondendo alle domande dei giudici, aveva sostenuto di essere consapevole che fosse necessario convocare il Consiglio di Stato prima della proclamazione della legge marziale.

La procura speciale aveva contestato questa ricostruzione. Secondo l’accusa, Yoon inizialmente aveva convocato soltanto sei ministri e avrebbe deciso di convocare altri membri del Consiglio di Stato soltanto dopo la proposta di Han Duck-soo. Per questo motivo, secondo i procuratori, la sua testimonianza in aula sarebbe stata contraria ai suoi effettivi ricordi.
La procura aveva quindi chiesto alla Corte d’Appello di annullare l’assoluzione di primo grado e di condannare Yoon a una multa di 10 milioni di won, circa 6.000 euro.
I giudici, però, hanno ritenuto che le prove presentate dall’accusa non fossero sufficienti a escludere ogni ragionevole dubbio. La Corte ha inoltre sottolineato che, anche qualora alcune dichiarazioni di Yoon fossero cambiate nel corso del procedimento o presentassero elementi poco chiari, questi aspetti non sarebbero sufficienti per una condanna senza prove adeguate.
La sentenza di primo grado, pronunciata lo scorso maggio, aveva seguito la stessa direzione: secondo il tribunale, non era stato dimostrato che Yoon avesse testimoniato contro i propri ricordi e che quindi mancasse la prova del reato.
Durante l’udienza d’appello, Yoon aveva ribadito la propria versione, sostenendo di aver convocato i ministri necessari per raggiungere il quorum richiesto per una riunione del Consiglio di Stato.
Con la decisione del 16 settembre, l’ex presidente rimane quindi assolto sia in primo sia in secondo grado nell’ambito di questo specifico procedimento per falsa testimonianza. La sentenza riguarda esclusivamente questa accusa e non gli altri procedimenti giudiziari che coinvolgono Yoon Suk Yeol.