Un ex compagno di detenzione sostiene che Jang Yoon-gi avrebbe parlato del delitto senza mostrare pentimento, arrivando secondo il suo racconto a vantarsi dell’accaduto. Le dichiarazioni sono state riportate da MBC.
Nuove dichiarazioni sul comportamento in carcere di Jang Yoon-gi, detenuto accusato dell’omicidio di una studentessa delle scuole superiori a Gwangju, sono state diffuse il 17 settembre da MBC.
A parlare è stato un detenuto indicato come A, che sarebbe stato rinchiuso nello stesso reparto di Jang dopo il suo trasferimento al carcere di Gwangju. L’uomo, arrestato per un’accusa di furto, ha raccontato di aver avuto con lui diverse conversazioni attraverso le finestre delle celle, dopo che gli altri detenuti avevano iniziato a mostrare interesse per il caso.
Secondo la testimonianza di A, quando gli sarebbe stato chiesto perché avesse ucciso la ragazza, Jang avrebbe risposto facendo riferimento a una presunta fantasia sessuale legata a minorenni e studenti delle scuole medie e superiori.
A ha inoltre affermato che, quando alcuni detenuti gli chiesero se fosse davvero Jang Yoon-gi, l’uomo avrebbe sorriso e salutato con la mano.
«Voleva la targhetta rossa»
Il detenuto ha poi raccontato un altro episodio legato alla vita carceraria di Jang.
Secondo A, Jang era sottoposto a un livello elevato di sorveglianza e indossava una targhetta gialla, utilizzata per identificare alcuni detenuti sottoposti a particolare controllo. Avrebbe però espresso il desiderio di ricevere una targhetta rossa, associata in genere ai detenuti con condanna a morte definitiva e sottoposti a una gestione speciale.
«Diceva che preferiva essere condannato a morte piuttosto che all’ergastolo», ha raccontato A, aggiungendo che Jang avrebbe detto frasi come «la targhetta rossa è bella» e che sarebbe rimasto in carcere per tutta la vita.
Sempre secondo la sua testimonianza, quando gli sarebbe stato contestato di non rendersi conto della gravità della situazione, Jang avrebbe risposto che la targhetta rossa gli piaceva e che gli dava più “stile”.
Si tratta, al momento, di dichiarazioni di un ex compagno di detenzione riportate dai media, e non di elementi che possano essere considerati autonomamente accertati.
Nel corso del procedimento, Jang aveva invece dichiarato nelle sue ultime parole di aver commesso un crimine che non avrebbe mai dovuto commettere a causa di pensieri sbagliati, affermando di voler portare con sé per tutta la vita il peso delle proprie responsabilità.
La procura ha sostenuto che Jang si sarebbe avvicinato alla vittima con l’intenzione di commettere un reato sessuale e ha chiesto per lui la pena di morte, ritenendo elevato il rischio di recidiva. Anche la famiglia della vittima ha chiesto una condanna alla pena capitale, accusando l’imputato di aver continuato a fornire giustificazioni e scuse.
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