Una campagna pubblicitaria di Converse con protagonista Karina delle aespa è finita al centro di una forte controversia negli Stati Uniti e sui social internazionali, dopo che numerosi utenti hanno interpretato alcuni elementi dell’immagine come richiami alla simbologia del Ku Klux Klan e alle rappresentazioni storiche dei linciaggi razziali.
L’immagine faceva parte della campagna globale Chuck 70 X, realizzata con Karina come nuova ambassador del marchio. Nello scatto, la cantante appare con una lunga gonna bianca e tiene ai lati del corpo due sneakers nere Converse. Una particolare illuminazione, combinata con l’inquadratura, crea sulla gonna una forma triangolare bianca che diversi utenti hanno associato alla sagoma del cappuccio appuntito tradizionalmente collegato al Ku Klux Klan. Anche la posizione delle scarpe è stata interpretata da alcuni osservatori come un richiamo visivo ai piedi di una persona impiccata.
La controversia è rapidamente esplosa sui social, con accuse rivolte soprattutto al processo creativo e di approvazione della campagna. Alcuni utenti hanno chiesto che venissero individuati i responsabili dell’immagine e hanno invocato un boicottaggio del marchio. Altri, invece, hanno sostenuto che non vi fosse alcuna intenzione razzista e che l’associazione con il KKK fosse una lettura successiva dell’immagine.
Converse si scusa e rimuove l’immagine
Di fronte alle polemiche, Converse ha ritirato l’immagine dai propri canali social e ha annunciato di essere al lavoro per eliminarla anche dagli altri spazi in cui era stata pubblicata.
In una dichiarazione diffusa il 18 settembre, l’azienda ha riconosciuto la gravità delle reazioni suscitate dall’immagine.
«Siamo dispiaciuti. Comprendiamo perché questa immagine sia profondamente sconvolgente e riconosciamo di aver sbagliato. L’abbiamo rimossa dai nostri canali e stiamo lavorando per rimuoverla ovunque sia comparsa. Questo non sarebbe dovuto accadere e faremo meglio.»
Converse, che appartiene a Nike, non ha fornito ulteriori dettagli sul processo attraverso il quale la pubblicità è stata approvata né ha spiegato come vengano sottoposte a verifica le immagini prima della loro pubblicazione.
Il riferimento al KKK e perché l’immagine ha suscitato reazioni così forti
Il Ku Klux Klan è un’organizzazione suprematista bianca statunitense nata dopo la Guerra civile americana e storicamente responsabile di campagne di intimidazione e violenza razziale, in particolare contro la popolazione nera.
Per questo motivo, l’accostamento tra un cappuccio bianco appuntito e immagini associate ai linciaggi assume negli Stati Uniti un significato particolarmente pesante. È proprio questa combinazione visiva che ha portato diversi utenti a considerare la pubblicità profondamente offensiva.
È importante però distinguere l’impatto dell’immagine dall’intenzione di chi l’ha realizzata. Le critiche online hanno attribuito alla composizione un significato legato al KKK e ai linciaggi, ma non è stata pubblicata alcuna prova che dimostri che Converse abbia deliberatamente inserito questi riferimenti nella campagna. Anche alcune delle fonti che hanno seguito la vicenda sottolineano che un’intenzione razzista deliberata non è stata accertata.
Il dibattito sul ruolo di Karina
La controversia ha coinvolto anche Karina, nonostante il suo ruolo nella campagna fosse quello di volto della pubblicità.
Sui social alcuni utenti hanno rivolto critiche direttamente alla cantante per aver partecipato allo shooting. Altri hanno invece sottolineato che non vi sono elementi pubblici che dimostrino un suo coinvolgimento nella scelta della direzione artistica, della fotografia o dell’approvazione finale della campagna.
Lo stesso discorso vale per le interpretazioni relative al nome Karina e alla lettera «K». Alcuni utenti hanno osservato che il KKK ha storicamente utilizzato grafie con la lettera K in termini e denominazioni interne all’organizzazione. Tuttavia, non esiste alcuna evidenza che colleghi la scelta di Karina come testimonial o il suo nome a questo elemento.
Attribuire alla campagna un’intenzione specifica sulla base del nome dell’artista andrebbe quindi oltre le informazioni attualmente disponibili.
Una seconda campagna riaccende le polemiche
A rendere la vicenda ancora più controversa è stata la circolazione online di un’altra immagine legata a Converse, nella quale alcune sneakers sono appese a un albero mentre delle persone utilizzano una scala per raggiungerle.
Anche questo materiale è stato interpretato da alcuni utenti come un richiamo ai linciaggi. La presenza di due campagne con elementi che, secondo i critici, evocano immagini storicamente associate alla violenza razziale ha contribuito ad amplificare le reazioni contro il marchio.
La vicenda ha quindi aperto una discussione più ampia sulla responsabilità dei grandi marchi nella verifica delle proprie campagne pubblicitarie. La domanda sollevata da molti utenti non riguarda soltanto l’eventuale intenzionalità dell’immagine, ma anche il modo in cui una composizione con possibili riferimenti così sensibili sia riuscita a superare i diversi livelli di controllo prima della pubblicazione.
Per il momento, Converse ha riconosciuto l’errore, ritirato l’immagine e chiesto scusa.