Un grave episodio di discriminazione e danneggiamento ai danni di cittadini sudcoreani è emerso a Taiwan, scatenando un’ondata di indignazione sui media locali e sui social network.
La vicenda, resa nota dal programma d’inchiesta Crime Chief dell’emittente JTBC, risale allo scorso luglio ma è esplosa dopo la decisione delle autorità giudiziarie taiwanesi di archiviare il caso senza formulare accuse penali.
Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima, un residente sudcoreano a Taiwan, il gruppo aveva prenotato una corsa tramite un’applicazione di mobilità. Dopo aver caricato i bagagli nel bagagliaio, i passeggeri hanno chiesto al conducente di attendere qualche istante per recuperare un amico.
Tuttavia, una volta compresa la nazionalità sudcoreana dei clienti, il tassista ha rifiutato la corsa e ha scagliato con violenza le valigie da 45 chili sull’asfalto, distruggendo il contenuto interno, compresi computer portatili e oggetti di valore per un totale stimato in oltre 3 milioni di won (circa 2.000 euro).


L’aggressione non s’è fermata ai danni materiali: all’arrivo delle forze dell’ordine locali, l’autista ha continuato a inveire verbalmente contro i turisti e contro la Corea del Sud, definendola apertamente come un “Paese di traditori” e ribadendo di non voler caricare clienti di quella nazionalità.
A sollevare ulteriore sdegno è stata la risposta della magistratura locale, che ha notificato alla vittima il provvedimento di non luogo a procedere.
Tra le motivazioni citate per l’archiviazione figura il pentimento del tassista e l’argomentazione secondo cui i danni materiali sarebbero facilmente ripagabili dalle capacità economiche delle vittime. Il conducente è quindi tornato regolarmente in servizio presso la propria compagnia di taxi senza dover corrispondere alcun risarcimento per i beni distrutti.
Source: 1