Prin, host e fondatrice del progetto, racconta a TGK World la filosofia di NewKin, un progetto K-Pop costruito attorno a connessioni temporanee, identità in continua trasformazione e al desiderio di creare uno spazio per chi non si è mai sentito davvero parte della “normalità”.
NewKin nasce dall’idea di una famiglia che continua a cambiare. Da dove nasce il desiderio di costruire un progetto fondato sulla connessione e sul cambiamento?
In realtà vorrei credere nel concetto che tutti possano rimanere insieme per sempre, ma allo stesso tempo so che non è semplice e che, poiché le persone cambiano continuamente, è un’idea difficile da mantenere.
Per questo ho pensato di provare a catturare proprio quel concetto attraverso NewKin.
La connessione che cerchiamo non è quella di una famiglia di sangue fissa e immutabile, che è il significato tradizionale della parola “Kin”. È più vicina a una famiglia alternativa, a uno “shelter”, un luogo in cui le persone possano entrare e uscire liberamente quando ne hanno bisogno.
Anche se i membri o la forma del progetto cambiano, in quel determinato momento possiamo essere un rifugio e una rete di sicurezza gli uni per gli altri, sostenendo il percorso di ciascuno. È questa forma di solidarietà flessibile, fondata sulla connessione e sul cambiamento, che volevo creare con NewKin.
Il nome NewKin unisce “New” e “Kin”. Che significato ha oggi per te la parola “Kin”?
Tra le possibilità che avete proposto, direi che è più vicino a “una persona con cui scegli di condividere una parte del tuo viaggio”.
NewKin non vuole essere una struttura fissa. Preferiamo una forma di compilation che registri connessioni che possono anche durare solo per un momento. Ma non credo che la durata di una relazione determini necessariamente la sua profondità.
Anche se condividiamo soltanto una stagione o un album, durante quel periodo possiamo proteggerci completamente a vicenda e diventare persone sulle quali poter fare affidamento.
Per me, però, “Kin” ha anche un significato più ampio. È il motivo per cui il nome dei nostri fan, “Kinz”, si pronuncia come “Kins”, che indica i membri.
I Kins condividono un momento del percorso, osservano ciò che accade, comunicano con noi e ci sostengono. Sono loro a completare realmente NewKin. In questo senso, il “Kin” finale che completa tutti noi sono proprio i fan.
Sei l’unico membro fisso, mentre gli altri possono cambiare a ogni nuovo capitolo. Ti affascina di più costruire una squadra stabile o scoprire cosa accade quando persone diverse entrano nel mondo di NewKin?
A essere sincero, anch’io desidero e voglio credere nella sicurezza che può dare una relazione stabile e destinata a durare.
Ma ciò che volevo mostrare attraverso NewKin era una nuova possibilità per le relazioni. Volevo dimostrare che anche un rapporto fluido e momentaneo può essere abbastanza profondo e può essere, semplicemente, qualcosa di “buono”.
Il mio ruolo in questo sistema non è quello di stare davanti a tutti e guidare il gruppo. Sono piuttosto le “radici” e il terreno solido di NewKin.
Come host, sostengo il centro e la stabilità del progetto. Su questa base, i nuovi membri possono allungare liberamente i propri rami e far sbocciare i propri fiori.
Più creatori con personalità diverse passeranno attraverso NewKin, più ampio diventerà lo spettro di questo albero. Ed è proprio per questo che anch’io sono curioso e impaziente di vedere quali frutti imprevedibili nasceranno da questo spazio.
[LOG IN: ERROR] sembra l’ingresso in un mondo che non è ancora stato completamente decifrato. Se NewKin fosse un luogo reale, dove si troverebbe e chi vorresti vedere entrare per primo?
Il server in cui avviene il “LOG IN” di [LOG IN: ERROR] non è in realtà NewKin. È il mondo reale stesso, una società che impone in modo quasi assurdo la perfezione e ciò che considera “normale”.
Volevamo raccontare proprio noi, che siamo precipitati in quel mondo perfetto come degli errori e ci siamo ritrovati a esistere al suo interno.
Per questo, se NewKin fosse un luogo reale, non lo immaginerei come uno spazio virtuale specifico. Sarebbe piuttosto un luogo che attraversa il mondo intero, dove ogni persona può avere la propria individualità.
Spesso la società considera la personalità unica di qualcuno come un difetto e la definisce “strana”. Ma, in realtà, non esiste nessuno che corrisponda perfettamente a ciò che viene considerato normale.
Tutti possediamo il nostro personale “errore positivo”, cioè la nostra individualità.
Vorrei che le prime persone a entrare nel mondo di NewKin fossero proprio quelle che provano una profonda solitudine a causa della propria “stranezza”. NewKin esiste per tenersi per mano e accogliere quella solitudine e quell’unicità così come sono.
DAin è collegata al “coraggio”, Juha alla “curiosità”. Quando scegli un nuovo Kin, cosa cerchi davvero?
Le capacità e l’identità musicale che un artista dovrebbe possedere sono naturalmente fondamentali. Ma la prima cosa che guardo quando cerco un nuovo Kin è quanto profondamente quella persona abbia riflettuto sulla propria vita e quanto desideri condividere la propria storia con il mondo.
DAin, per esempio, ha vissuto molte esperienze, anche all’interno della propria famiglia, che nella società vengono spesso utilizzate per rappresentare una persona come fragile. Lei, invece, mi ha raccontato di aver imparato proprio attraverso quelle esperienze la forza e il coraggio.
Juha, invece, è una persona che non affronta necessariamente ciò che accade nel mondo in modo pesante o drammatico. Ha mostrato un atteggiamento caratterizzato dalla curiosità, andando avanti e guardando ciò che accade intorno a sé con interesse.
Credo che la musica possa essere davvero sincera quando una persona possiede una propria prospettiva chiara sul mondo.
È altrettanto importante rispettare e cercare di comprendere le differenze degli altri. NewKin parla di prendersi cura gli uni degli altri e creare solidarietà. Se all’interno del gruppo non cercassimo realmente di comprenderci, sarebbe una contraddizione.
Quando persone completamente diverse si incontrano, è inevitabile commettere errori o scontrarsi. Ma se esiste una volontà solida di accettarsi reciprocamente, penso che sia possibile continuare il viaggio insieme.
Essendo il creatore e produttore di NewKin, quali parti di te sono maggiormente riflesse nel progetto? E c’è qualcosa che preferisci tenere separato?
Dentro NewKin c’è una parte molto profonda della mia solitudine e della mia ansia, nate dal sentirmi incapace di appartenere completamente al “mondo normale” definito dalla società.
Ho sempre guardato me stesso e visto qualcuno leggermente diverso dagli standard del mondo. Ho cercato di adattarmi, ma non sempre ci sono riuscito, e questo mi ha provocato molta ansia.
Ho portato queste emozioni direttamente nella concezione e nella scrittura delle nostre tracce di debutto, echo e alone. È anche il motivo per cui abbiamo scelto di rompere con la formula tipica di una canzone di debutto luminosa e piena di energia.
Quando tutti i membri cantano a turno l’ultima frase di echo, “I don’t know what I should do”, è come se stessero parlando direttamente dal proprio cuore. In alone, invece, mostriamo senza filtri la tristezza e la disperazione che abbiamo dentro.
Volevo accogliere tutte le emozioni che esistono davvero dentro di noi, siano esse positive o negative.
Per questo, in realtà, non c’è una parte specifica che voglio tenere separata da NewKin. La nostra identità cambia continuamente insieme ai membri che entrano nel progetto, quindi credo che prima o poi qualsiasi parte di me possa trovare spazio.
Se c’è qualcosa che, per ora, tengo da parte come produttore, probabilmente è il mio stile vocale più ruvido e meno elaborato, che non si adatta ancora perfettamente all’estetica che stiamo mostrando in questa fase. (Ride.)
La tua esperienza con QI.X è stata importante. Cosa hai portato da quel periodo dentro NewKin e cosa, invece, hai voluto fare diversamente?
L’esperienza con QI.X mi ha regalato una grande speranza e il coraggio di credere che potessi connettermi profondamente con il mondo semplicemente essendo me stesso.
Come artista queer, avere una presenza e una voce all’interno del K-Pop non è stato sempre semplice. Ma ho imparato che quel coraggio poteva diventare conforto per qualcuno e persino dargli la forza di continuare a vivere.
Ho capito che la mia identità queer non era un limite. Poteva diventare un legame attraverso cui condividere emozioni e dare coraggio alle persone.
Questa consapevolezza è diventata una delle basi del messaggio di NewKin: rispettare le differenze e creare una solidarietà capace di accogliere la solitudine.
Con NewKin, però, volevo andare oltre. A livello di messaggio, non volevo limitarmi alla dimensione queer, ma ampliare il concetto di inclusione e accogliere persone con identità, caratteristiche e ferite diverse.
Dal punto di vista artistico, volevo anche costruire per la prima volta un mio universo estetico come produttore generale.
Non volevo affidarmi soltanto alla forza del messaggio. Volevo offrire anche qualcosa che chiunque potesse apprezzare immediatamente, attraverso immagini e musica.
Per questo abbiamo scelto il Webcore come elemento centrale della nostra estetica digitale. Volevo creare un’opera capace di affascinare attraverso il suono e la parte visiva anche chi non conosce completamente il significato del nostro messaggio.
Quando hai iniziato NewKin, avevi già immaginato il progetto nella forma attuale?
Per quanto riguarda il messaggio e l’estetica principale, avevo un’immagine molto chiara fin dall’inizio.
Avevo però dei dubbi sul sistema. Mi chiedevo se una squadra costruita in questo modo potesse davvero trovare il proprio spazio all’interno di un K-Pop ancora fortemente dominato dalle grandi agenzie.
Dopo aver presentato NewKin al mondo, però, è successo qualcosa di paradossale: ho acquisito la certezza che questo progetto possa rappresentare una squadra capace di disegnare qualsiasi cosa senza essere limitata da vincoli.
La destinazione di NewKin è chiara. Vogliamo mantenere un’estetica Webcore basata su Internet e sulla cultura digitale, mettere in discussione un’epoca in cui l’individualità viene considerata un difetto e farlo attraverso il K-Pop, unendo musica, videoclip e performance.
Finché questi tre elementi rimarranno saldi, il modo e la dimensione con cui li esprimiamo potranno espandersi in qualsiasi direzione.
Non stabilire in anticipo fino a dove possiamo arrivare è, secondo me, la più grande forza e possibilità di NewKin.
In un’industria che tende a definire gli artisti attraverso un’immagine precisa, quanto è importante per te non essere facilmente definibile?
Per me, “non essere facilmente definibile” è una condizione necessaria per essere un artista completamente presente nel momento.
Nel momento in cui un artista viene fissato dentro un’unica immagine o un’etichetta precisa, rischia paradossalmente di rimanere intrappolato in un’immagine costruita nel passato oppure di essere trascinato verso un compromesso futuro.
Quando esiste una struttura rigida, diventa più difficile immergersi completamente nelle emozioni e nelle sensazioni che si incontrano in ogni momento.
Il valore che NewKin attribuisce all’individualità e alla capacità di catturare connessioni momentanee porta inevitabilmente al concetto di “non essere definiti”.
Attraverso una struttura in cui membri e forma possono cambiare, possiamo lasciare che i lavori del passato brillino per ciò che sono stati, mentre nelle attività future possiamo evitare di essere legati alle formule precedenti e immergerci completamente nelle emozioni sincere del presente.
Questa imprevedibilità è proprio ciò che permette ai colori di NewKin di rimanere vivi e diversi.
Kinz non sono semplicemente fan, ma “player” all’interno del NewKin World. Che tipo di rapporto vuoi costruire con loro?
Voglio naturalmente che siano persone capaci di cambiare direttamente questo mondo insieme a noi.
NewKin è semplicemente chi apre per primo una conversazione, chi lancia l’inizio della storia. I veri protagonisti che completano e trasformano questo mondo sono i Kinz.
Per questo vogliamo che le nostre attività non siano una comunicazione unidirezionale, ma un’interazione continua.
Le lettere, i testi e i video che Kinz ci invieranno, insieme alle loro storie e alle loro preoccupazioni, potranno diventare fonti d’ispirazione per la musica, i contenuti e le performance future. Vogliamo costruire attivamente una comunicazione a due direzioni.
Il cambiamento che desideriamo davvero, però, va oltre le opere.
Anche se un giorno arriverà il momento in cui non canteremo più sotto il nome NewKin, voglio che i Kinz che hanno condiviso il loro tempo con noi possano continuare la propria vita con il coraggio di pensare: “Non devo sentirmi solo a causa della mia individualità. Posso sempre tendere la mano a qualcuno”.
Credo che questo cambiamento nella vita quotidiana sia la forma più bella di solidarietà che Kinz e NewKin possano costruire insieme.
Se tra cinque anni NewKin fosse completamente diverso da come lo immagini oggi, cosa dovrebbe comunque rimanere?
Sarei sinceramente felice e curioso di vedere un NewKin completamente diverso tra cinque anni.
Il Webcore, che rappresenta l’estetica centrale del progetto, non è una parola confinata a un singolo genere musicale o visivo. È un concetto enorme che comprende l’intero mondo di Internet e della cultura digitale.
Sono molto curioso di scoprire quali nuovi suoni e quali nuove immagini NewKin potrebbe sperimentare tra cinque anni, persino io che ne sono il produttore.
Ma, indipendentemente da quanto cambieranno l’aspetto e lo stile musicale, c’è una sola cosa che deve rimanere dall’inizio alla fine: il messaggio.
Le caratteristiche che il mondo considera difetti sono in realtà la nostra individualità, qualcosa di cui essere orgogliosi. E il desiderio di rispettare le nostre differenze e di tenerci per mano, anche se soltanto per un momento, non cambierà mai.
Finché continueremo a seguire la nostra bussola, “cantare fino al giorno in cui potremo ascoltare la stessa musica con sentimenti diversi ed esistere in modo diverso con lo stesso cuore”, NewKin sarà sempre NewKin, qualunque forma assumerà.
Se un italiano che non ha mai ascoltato NewKin potesse entrare nel vostro mondo attraverso una sola cosa, cosa sceglieresti?
Se potessi scegliere una sola cosa, gli darei la nostra canzone di debutto, echo.
È una canzone che racconta la confusione e la sensazione di essere sospesi che si prova quando si precipita improvvisamente in un mondo che pretende una perfezione quasi assurda.
Se quando ero molto giovane avessi incontrato nel K-Pop una canzone con testi e suoni come quelli di echo, probabilmente avrebbe cambiato completamente il modo in cui guardavo il mondo.
Credo che, anche per una persona che parla una lingua diversa e appartiene a una cultura completamente diversa, ascoltando questa musica sia possibile percepire intuitivamente una cosa: da qualche parte nel mondo esiste qualcuno che prova la stessa confusione, la stessa ansia e la stessa sensazione di essere sospeso.
E proprio come NewKin canta in questa canzone, vorrei che quella persona potesse sentire profondamente che va bene essere esattamente come si è in questo momento.
Vorrei che, dopo essere entrata nel mondo di NewKin attraverso questa musica, quella persona portasse dentro di sé una sensazione di conforto calda e profonda: la consapevolezza di non essere sola.