“Once we were us” è un film che smuove corde profonde. E se l’amore non bastasse quando la vita si fa complicata e incasinata? Come mai quando stiamo male finiamo per riversare il nostro malessere sulla persona che ci sta accanto?
Riusciamo ad accettare le conseguenze delle nostre scelte, anche dopo tanto tempo?
I due protagonisti ci spingono a riflettere sulle nostre storie, su come sono finite, se abbiamo fatto di tutto per salvarle e ci ricordano che anche una chiusura può essere un happy ending.
“Once we were us” è il remake di un film cinese, anche se la trama è stata modificata e riadattata in parte. La pellicola ha avuto un grande successo ed è stato uno dei film più visti del 2025, con oltre 2 milioni di spettatori. Si aspettava questo grande risultato?
Non me lo aspettato così tanto, nell’industria si dice che i film melodrammatici abbiano un limite nel successo. “Once we were us”, però, non è solo questo. Tratta di altri temi che chiunque può sperimentare. Quindi sono molto contenta del successo che ha avuto.
“Once we were us” è un film che parla della difficoltà di navigare la vita adulta e le relazioni d’amore. Quando la vita si fa più complicata anche l’amore sembra non essere abbastanza. Pensa che il successo del film sia legato anche al fatto che molte persone hanno empatizzato con questo tipo di storia?
Questo film si concentra su esperienze universali, come inseguire un sogno o un amore e ritrovarsi poi delusi quando le cose non finiscono come sperato. La relazione tra i due protagonisti si interrompe in modo brusco e senza vere spiegazioni, ma la storia mette al centro proprio la possibilità di confrontarsi, chiarirsi e dare un senso al dolore vissuto. È forse questa dimensione emotiva così riconoscibile ad aver conquistato il pubblico.

Nel suo film la distanza tra i due personaggi aumenta gradualmente, attraverso diversi momenti quotidiani. Quando pensa che i due protagonisti si siano persi una volta per tutte e in maniera irreversibile?
Sì, i due personaggi si allontanano gradualmente. Nel caso di Eun-ho, la frattura inizia dopo l’aggressione subita dal datore di lavoro, che lo porta a un vero crollo psicologico e a una profonda depressione. Per Jeong-won, invece, il punto di rottura arriva quando lui comincia a dubitare di lei e della sua fedeltà.
Eun-ho prova a chiedere scusa, ma è come se qualcosa si fosse ormai incrinato in modo irreparabile. Questo emerge chiaramente anche nella scena della cena: quando lei cerca di rassicurarlo dicendo di essere convinta che avrà successo, lui reagisce con rabbia e arriva a colpire un estraneo. A quel punto Jeong-won si alza e lo affronta, dicendogli di sfogarsi su di lei se è davvero con lei che ce l’ha, un momento intenso che rivela tutta la tensione e il dolore tra i due.
Il simbolo più evidente della loro rottura è la luce che entra dalla finestra. Quando Jeong-won decide di andare a vivere con Eun-ho, è attratta proprio da quella casa piena di luce, così diversa dalla sua precedente; ma al momento della separazione, Eun-ho chiude le tende, come se volesse spegnere non solo la luce, ma anche la loro relazione.
Rimane poi il dubbio legato alla scena della metropolitana: cosa sarebbe successo se Eun-ho fosse salito e le avesse chiesto scusa? È un momento straziante, capace di lasciare il segno, tanto che, per chi si lascia coinvolgere facilmente, è impossibile non commuoversi.