Siamo stati al FánHuā Chinese Film Festival di Firenze e siamo rimasti abbagliati dall’intensità e dalla maestosità di “Blades of the Guardians”.
Grandi star del cinema cinese, idol K-pop, combattimenti spettacolari e paesaggi mozzafiato: il film diretto da Yuen Woo-ping riporta al centro della scena il wuxia e non è un caso che abbia conquistato il botteghino, diventando il film del genere con il maggiore incasso mondiale.

C’è Jet Li, leggenda del cinema di arti marziali; c’è Wu Jing, uno dei volti più importanti dell’action cinese contemporaneo; ci sono Nicholas Tse, Tony Leung Ka-fai e Max Zhang. E poi arrivano anche due nomi capaci di attirare l’attenzione del pubblico K-pop: Jun dei SEVENTEEN e Winwin degli NCT. Blades of the Guardians riunisce generazioni e mondi artistici differenti in un kolossal che fa della fisicità degli interpreti, delle coreografie e della spettacolarità delle ambientazioni i suoi punti di forza. A completare il progetto c’è la voce di Jackson Wang, che interpreta il brano principale del film.
Diretto da Yuen Woo-ping, maestro delle arti marziali cinematografiche e coreografo di combattimenti che hanno fatto scuola anche a Hollywood (“Matrix”, “Kill Bill”), il film è uscito nelle sale cinesi il 17 febbraio 2026, in occasione del Capodanno lunare. Da allora ha ottenuto un importante successo commerciale, confermando l’interesse del pubblico per il wuxia, il genere che intreccia arti marziali, avventura, codici cavallereschi e ambientazioni storiche.

Tratto dal popolare manhua Biao Ren, Blades of the Guardians è ambientato negli ultimi anni della dinastia Sui, tra il VI e il VII secolo. Al centro della storia c’è Dao Ma, interpretato da Wu Jing, un cacciatore di taglie ed ex guardia imperiale che accetta un incarico apparentemente semplice: scortare un uomo fino a Chang’an, l’antica capitale.
Il suo protetto, però, è Zhi Shi Lang, uno dei fuggitivi più ricercati dell’impero. Quando la sua identità e la missione diventano note, il viaggio si trasforma in una fuga attraverso territori ostili, mentre gruppi armati, cacciatori di taglie e forze legate al potere imperiale si mettono sulle loro tracce. Dao Ma viaggia insieme al giovane nipote Xiao Qi e si ritrova coinvolto in una rete di alleanze instabili, rivalità e conflitti politici.
Uno dei principali motivi d’interesse del film è la presenza di un cast che riunisce alcune figure simboliche del cinema cinese. Accanto a Wu Jing troviamo Jet Li, interprete di Chang Guiren, e Tony Leung Ka-fai, nel ruolo di Lao Mo. Completano il gruppo Nicholas Tse, Max Zhang e altri volti noti del cinema d’azione, insieme a interpreti più giovani.
Il valore del cast non si esaurisce nella notorietà dei nomi. Wu Jing sostiene il racconto con una presenza fisica e scenica che mantiene un punto di riferimento anche quando la storia si apre a numerosi personaggi e sottotrame. Jet Li porta sullo schermo il carisma di una star che ha contribuito a rendere le arti marziali cinesi riconoscibili a livello internazionale, mentre Nicholas Tse e Max Zhang arricchiscono il mondo del film con la loro esperienza nel cinema d’azione.
Tra le presenze più interessanti c’è Chen Lijun, celebre interprete dell’opera tradizionale cinese Yueju, qui al suo debutto cinematografico nel ruolo di Ayuya. La sua formazione scenica aggiunge un ulteriore livello al lavoro fisico richiesto dal film, nel quale l’uso del corpo, la precisione dei movimenti e la capacità di rendere credibili i combattimenti sono fondamentali.
A rendere il cast particolarmente interessante per il pubblico internazionale contribuiscono anche Jun dei SEVENTEEN, all’anagrafe Wen Junhui, e Winwin degli NCT, Dong Sicheng. La loro partecipazione mette in dialogo il cinema storico cinese con l’universo degli idol, senza rinunciare all’ambizione di costruire un’avventura corale in cui ciascun personaggio contribuisce al mosaico narrativo.

Se le arti marziali danno ritmo alla storia, le ambientazioni ne definiscono l’identità visiva. Le riprese in esterni sono state realizzate anche nello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale, per restituire l’aspetto aspro e sconfinato delle regioni attraversate dai protagonisti.
Il deserto del Gobi e i paesaggi delle regioni occidentali offrono scenari di grande impatto: distese di sabbia, orizzonti lontani, montagne e condizioni climatiche estreme accompagnano il viaggio verso Chang’an. La fotografia valorizza la vastità degli spazi, creando un contrasto tra la piccolezza degli esseri umani e la potenza della natura.
A completare il progetto c’è Jackson Wang, cantante, performer e membro dei GOT7, che interpreta Tian Xia Guo Ke, presentata anche con il titolo inglese Wanderers of the World. Il brano, pubblicato il 14 febbraio 2026, è la canzone principale del film e accompagna musicalmente il suo universo fatto di guerrieri, rivalità, viaggi e alleanze.
La partecipazione di Jackson aggiunge un ponte tra il cinema cinese e la musica pop asiatica contemporanea. La sua voce porta nel progetto una sensibilità diversa da quella della tradizionale colonna sonora orchestrale, senza separarsi dal tono epico della storia.

Il successo di Blades of the Guardians non è soltanto una questione di cast. Uscito durante le festività del Capodanno lunare, uno dei periodi più importanti per il box office cinese, il film ha incassato circa 1,448 miliardi di yuan in Cina, attirando oltre 31 milioni di spettatori nel corso della sua distribuzione cinematografica.
Il risultato gli ha permesso di superare il miliardo di yuan già alla fine di febbraio e di diventare il film wuxia con il maggiore incasso nella storia del cinema cinese. Successivamente ha superato anche La tigre e il dragone, conquistando il primato mondiale per il genere. Secondo i dati di Box Office Mojo aggiornati al 2026, l’incasso mondiale ha raggiunto circa 215 milioni di dollari, con la maggior parte del risultato proveniente dal mercato cinese.
Blades of the Guardians riunisce diversi elementi del cinema asiatico contemporaneo: la presenza di star storiche, l’energia di una nuova generazione di interpreti, il richiamo degli idol e una messa in scena che valorizza la fisicità e gli ambienti reali. Il risultato non è privo di limiti: la trama affollata può rendere difficile seguire tutti gli intrecci, ma il film trova la sua forza soprattutto nell’azione, nella qualità delle coreografie e nell’impatto visivo.
È proprio questo equilibrio tra tradizione e ambizione contemporanea a renderlo significativo. Il wuxia torna a occupare il centro della scena non come semplice nostalgia per un genere classico, ma come spettacolo capace di rinnovarsi attraverso interpreti di provenienze diverse, scenari imponenti e una colonna sonora che guarda anche al pubblico globale.