Al Far East Film Festival 28, noi di TGKWorld abbiamo incontrato il regista Chang Hang-jun e l’attore Yoo Hai-jin per parlare di The King’s Warden, il film che riporta sul grande schermo la tragica storia del giovane re Danjong e il legame profondo con Heung-do, l’uomo che ha rischiato tutto pur di restituirgli una degna sepoltura.
Ci sono film che raccontano la Storia e altri che scelgono di attraversarla attraverso le persone che l’hanno vissuta. The King’s Warden appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Ambientato negli ultimi anni di vita di Danjong, giovane sovrano della dinastia Joseon costretto all’esilio e privato del suo potere, il film di Chang Hang-jun parte dalla Storia per concentrarsi soprattutto su un legame umano.
Al centro della vicenda ci sono Danjong e Heung-do, interpretato da Yoo Hai-jin, un uomo di rango inferiore che decide di prendersi cura del giovane re e, dopo la sua morte, di recuperarne il corpo nonostante il rischio di una punizione severissima.
Un racconto che alterna momenti ironici e drammatici e che, come ci ha spiegato Yoo Hai-jin durante l’intervista, ha richiesto un equilibrio molto delicato.
“Trattandosi di una storia triste, l’equilibrio tra registro comico e drammatico era fondamentale.”
Per l’attore, la parte comica non è mai solo un alleggerimento, ma un elemento necessario per rendere la storia più umana e sopportabile emotivamente. La vicenda di Danjong è infatti profondamente dolorosa, e un tono esclusivamente tragico avrebbe rischiato di appesantire troppo la visione.
La sfida è stata quindi trovare il punto esatto in cui ironia e tragedia potessero convivere senza tradire la verità emotiva della storia.
Uno degli aspetti più significativi di The King’s Warden è il suo rapporto con la memoria storica di Danjong.
Come ci ha raccontato il regista Chang Hang-jun, il film nasce anche dal desiderio di rendere omaggio a un sovrano che, nella storia coreana, non ha mai ricevuto un vero funerale pubblico.
Danjong è infatti l’unico re coreano a non aver avuto una cerimonia ufficiale dopo la morte. Per il regista, il film diventa così un modo simbolico per colmare quel vuoto.
“È come se dopo 570 anni noi, popolo coreano, fossimo riusciti a commemorarlo e siamo stati in tanti a farlo.”
Ma la memoria di Danjong non appartiene solo al passato. Come ci ha spiegato ancora Chang Hang-jun, ancora oggi a Yeongwol le persone si riuniscono per ricordarlo.
Ed è proprio questo intreccio tra memoria collettiva e cinema a rendere il film così particolare: The King’s Warden non si limita a raccontare un fatto storico, ma diventa esso stesso un atto di commemorazione.
Se Danjong rappresenta il centro storico della vicenda, Heung-do è il cuore emotivo del film.
Il giovane re si ritrova improvvisamente solo, lontano dal potere e senza nessuno che possa proteggerlo. È qui che entra in scena il capo villaggio interpretato da Yoo Hai-jin, un adulto che finisce per assumere nei suoi confronti un ruolo quasi paterno.
Per Chang Hang-jun, questo rapporto permette di leggere il film anche come una riflessione sul ruolo degli adulti e sulla responsabilità verso le generazioni più giovani.
Danjong è allo stesso tempo un ragazzo e un re. Heung-do, invece, è un adulto di rango inferiore che si trova davanti a una responsabilità enorme: prendersi cura di un sovrano che ha l’età di suo figlio.
È proprio questa contraddizione a rendere il loro legame così potente.
“Il re è un ragazzo ma è anche sovrano, mentre Heung-do è l’adulto e, seppur di rango inferiore, è tenuto a prendersi cura di un sovrano che ha l’età di suo figlio.”
Ma la cura, nel film, si trasforma presto in sacrificio.
Heung-do decide infatti di rischiare la propria vita per recuperare il corpo di Danjong, pur sapendo che l’editto imperiale puniva severamente chiunque avesse osato seppellire il sovrano.
La sua scelta va oltre la fedeltà: diventa un gesto profondamente umano, compiuto contro la paura e contro un sistema che aveva deciso di cancellare la memoria del giovane re.
Uno degli aspetti più affascinanti del film è il confine sottile tra realtà storica e immaginazione cinematografica.
Come ci è stato spiegato durante l’intervista, le fonti storiche non raccontano cosa sia accaduto a Heung-do dopo aver recuperato il corpo di Danjong. Il film immagina quindi una possibile continuazione della sua vita, ipotizzando che abbia vissuto nascosto nelle foreste.
Anche la vicenda della tomba di Danjong assume una dimensione quasi leggendaria.
Secondo il racconto del film, gli abitanti di Yeongwol conoscevano il luogo della sepoltura del re. Nonostante gli emissari fossero stati inviati per scoprirlo, per circa duecento anni nessuno avrebbe mai rivelato la verità.
Una scelta che può essere letta come una forma di senso di colpa collettivo: non essendo riusciti a proteggere il sovrano in vita, gli abitanti avrebbero almeno protetto il luogo della sua morte.
È qui che la memoria privata diventa memoria condivisa.
Yoo Hai-jin: “Quando ho visto il film, ho pianto anch’io”
Per Yoo Hai-jin, interpretare Heung-do è stata una sfida emotiva importante.
L’attore, abituato anche a ruoli comici, in The King’s Warden ha dovuto accompagnare il pubblico da momenti più leggeri fino a un finale profondamente drammatico.
Le riprese non sono state girate in ordine cronologico, e questo ha reso ancora più difficile mantenere la continuità emotiva del personaggio.
La scena finale è stata quella più impegnativa.
Finito il set, Yoo Hai-jin ha provato soprattutto sollievo. Come spesso accade nella sua carriera, è riuscito inizialmente a distaccarsi dal personaggio.
Ma questa volta qualcosa è rimasto.
Quando ha visto il film in sala, si è commosso fino alle lacrime.
“Mi sono accorto che quell’emotività era ancora forte e che continuava a risuonare dentro di me.”
Ed è forse proprio questo il cuore della sua interpretazione: Heung-do non è solo l’uomo che accompagna Danjong alla fine della sua vita, ma qualcuno che sceglie di non abbandonarlo quando tutti gli altri lo hanno già fatto.
The King’s Warden parte da un episodio della storia coreana, ma non si limita a raccontarlo come una lezione.
Al centro ci sono le relazioni, la solitudine, la responsabilità, la fedeltà e soprattutto il bisogno di ricordare.
Chang Hang-jun usa il cinema per immaginare ciò che la Storia non ha tramandato, mentre Yoo Hai-jin dà a Heung-do una dimensione umana capace di avvicinare lo spettatore a una vicenda lontana secoli.
Il risultato è un film che riesce a muoversi tra commedia e tragedia senza perdere la sua anima.
E forse il significato più profondo di The King’s Warden è proprio questo: trasformare una morte rimasta senza funerale pubblico in un atto collettivo di memoria.
Dopo 570 anni, Danjong torna così a essere ricordato. Non solo come figura storica, ma come un ragazzo che aveva bisogno di qualcuno disposto a proteggerlo.
Intervista realizzata da noi di TGKWorld al Far East Film Festival 28.