Yoo Yeon-seok è uno degli attori più versatili del panorama coreano contemporaneo, noto per la capacità di passare con naturalezza dal cinema ai drama televisivi. Dopo il debutto nel cult “Oldboy” di Park Chan-wook, ha conquistato il pubblico con serie amatissime come “Hospital Playlist”, “Mr. Sunshine” e il recente “Phantom Lawyer”.
Abbiamo avuto modo di partecipare al talk del Far East Film Festival di Udine e vi riportiamo una sintesi della sua intervista.
Nel corso dell’incontro con il pubblico, l’attore ha affrontato temi molto diversi, alternando riflessioni personali, racconti di carriera e considerazioni sull’industria dell’intrattenimento coreano. Parlando del suo recente ruolo come professore universitario, ha spiegato di non voler assumere un atteggiamento “da maestro”, ma piuttosto diventare un collega più esperto e un punto di riferimento per giovani attori pieni di dubbi e incertezze. Ha ricordato come, durante i suoi anni all’università, sentisse la mancanza di figure già inserite concretamente nel mondo del lavoro e proprio per questo oggi considera importante offrire agli studenti quella presenza che lui non aveva avuto.

Uno dei temi centrali dell’incontro è stato il rapporto tra cinema e serie televisive in Corea del Sud. L’attore ha osservato come le serie coreane stiano vivendo un enorme successo internazionale, al punto che molti registi cinematografici e attori tradizionalmente legati al grande schermo stanno iniziando a lavorare sempre più anche nel mondo dei drama. Secondo lui, però, non si tratta di una “guerra” tra cinema e televisione: le piattaforme streaming stanno anzi abbattendo le barriere tra i due media e offrendo nuove opportunità per produrre contenuti di qualità sempre più alta.
L’attore ha poi parlato dei personaggi interpretati nel corso della sua carriera, da “Hospital Playlist” a “Mr. Sunshine”, fino al recente “Phantom Lawyer”. Proprio quest’ultimo è stato definito uno dei ruoli più complessi affrontati finora, perché il personaggio viene posseduto da spiriti diversi e richiede quindi continui cambiamenti di tono, voce e atteggiamento. Ha confessato che, a differenza di altri lavori in cui entra progressivamente nel personaggio durante le riprese, qui ha vissuto costantemente una sensazione di agitazione e imprevedibilità.
Non sono mancati momenti più leggeri e personali. Parlando dell’Italia, ha raccontato con entusiasmo la sua prima visita a Udine e l’esperienza di una degustazione di vini vissuta in un’atmosfera molto diversa da quella coreana. Ha anche confessato la sua passione per la Ferrari, nata durante il periodo del servizio militare quando guidava veicoli, scherzando sul fatto che tra dieci anni si immagina proprio alla guida di una Ferrari con un ottimo espresso italiano in mano.

Molto emozionante anche il momento dedicato al regista Park Chan-wook. L’attore ha raccontato di aver lavorato di nuovo con lui vent’anni dopo “Oldboy” e di essersi sentito improvvisamente come il ventenne di allora, con la stessa agitazione e la stessa emozione. Più che una frase precisa, ciò che gli è rimasto di Park Chan-wook è proprio quella sensazione di intensità artistica che continua ancora oggi a provare sul set accanto a lui.