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ZELO: «Non voglio rinunciare alla mia musica per piacere agli altri»

Per ZELO, la musica oggi significa soprattutto libertà. Dopo gli anni trascorsi nei B.A.P, l’artista sta costruendo un percorso solista nel quale può decidere personalmente cosa raccontare e, soprattutto, quanto di sé mettere nelle proprie canzoni. In questa intervista esclusiva con TGKWorld e Stefania De Gioia, ZELO parla del suo passato, delle difficoltà affrontate durante il servizio militare, della nascita di ELA e del desiderio di trovare una voce che sia sempre più autenticamente sua.

Il viaggio comincia a Mokpo, dove ZELO è cresciuto. Quando gli chiediamo quale sia il primo ricordo concreto che gli viene in mente di quegli anni, risponde con un luogo molto preciso: il terminal. Era una tappa abituale durante i suoi spostamenti verso l’accademia musicale. «È il luogo che ricordo di più», racconta. A quel periodo sono legati anche i primi riferimenti musicali, dai BIGBANG ai brani che utilizzava per esercitarsi nel rap, come Jump dei Kriss Kross e 8 Mile di Eminem. «Penso che le esperienze di quel periodo siano state il punto di partenza per diventare la persona che sono oggi».

Oggi ZELO sente di avere un rapporto molto diverso con la propria musica. Se in passato l’idea di quale direzione seguire poteva essere influenzata dalle aspettative esterne, nel suo percorso attuale il punto di partenza è molto più personale. «In passato spesso il criterio su quale musica dovessi fare veniva dall’esterno. Ora invece sto trasferendo direttamente nella musica ciò che voglio ascoltare e le storie che voglio raccontare». Tra i brani che rappresentano meglio questo cambiamento c’è ELA, attraverso il quale ha potuto sperimentare con generi e lingue che desiderava esplorare da tempo. «Alla fine ho avuto la sensazione che questo fosse il me stesso di oggi».

Il percorso verso questa maggiore libertà è passato anche da un periodo difficile. Durante il servizio militare, ZELO era stato assegnato alla banda militare, ma racconta di aver affrontato un momento complicato che gli rendeva difficile partecipare regolarmente alle prove e agli esami. Nonostante tutto, continuava a scrivere. Quando non poteva utilizzare gli spazi dedicati alla musica, cercava comunque un modo per lavorare sulle proprie idee. «Quando volevo scrivere almeno qualche bozza, arrivavo a farlo di nascosto nel bagno di fronte alla camerata». La musica, insomma, non era mai veramente scomparsa.

Quando è arrivato il momento di preparare nuova musica, è arrivato anche il dubbio di chi torna a fare qualcosa dopo una lunga pausa: sarebbe riuscito a farlo ancora? «Mi chiedevo se sarei riuscito a farlo di nuovo bene», ammette. Poi ha semplicemente ricominciato. «Il desiderio di fare musica era rimasto lo stesso, quindi sono riuscito a divertirmi». È stato proprio in quel momento che ha compreso ancora più chiaramente il significato della musica nella sua vita: «Non è semplicemente un lavoro. È un modo per esprimere me stesso».

Questa consapevolezza lo ha spinto anche verso territori lontani dalle sue radici nel K-Pop e nell’hip hop. Il latin pop e il portoghese sono diventati parte della sua ricerca proprio perché rappresentavano qualcosa di nuovo. «Mi è sempre piaciuto ascoltare musica nuova. Non tendo a rimanere all’interno di un solo genere. Mi attirano le canzoni che fanno reagire prima il mio corpo». Nel ritmo latino ha trovato una libertà particolarmente istintiva, mentre il portoghese gli ha permesso di confrontarsi con una sonorità diversa. «Mi ha fatto capire che posso muovermi musicalmente in modo molto più libero di quanto pensassi».

La sperimentazione ha finito per cambiare anche il modo in cui ZELO guarda a se stesso. Attraverso la scrittura ha scoperto di essere una persona più sincera di quanto immaginasse. «Pensavo di non essere una persona che mostrava molto le proprie emozioni, ma quando faccio musica anche quelle che volevo nascondere escono naturalmente». Oggi sente inoltre di fidarsi maggiormente dei propri gusti e delle proprie idee, senza avere sempre bisogno dell’approvazione degli altri.

È un aspetto che emerge anche parlando di Why Am I So Lonely, uno dei brani nei quali il suo lato più personale viene maggiormente alla luce. Il ZELO che scrive quelle parole e quello che le porta sul palco possono sembrare diversi, ma per lui sono semplicemente due espressioni della stessa persona. «Quando faccio musica sono da solo e posso essere molto più sincero. Sul palco devo trasmettere quelle emozioni al pubblico, quindi le esprimo con più energia. Ma l’origine è la stessa».

Al Waterbomb questa parte del suo percorso ha trovato una dimensione particolarmente significativa. ZELO ha presentato ELA dal vivo prima della sua pubblicazione ufficiale, dando al pubblico per la prima volta un assaggio di quella nuova direzione. La canzone nasce dall’immagine di una notte d’estate che sembra non voler finire, fatta di caldo, musica e persone che continuano a stare insieme. «Quando penso all’America Latina, da coreano, ho l’immagine di notti molto appassionate e calde che sembrano continuare senza fine». L’atmosfera del Waterbomb, secondo ZELO, si adattava perfettamente a quella sensazione.

Lo stesso palco gli ha permesso di tornare anche al periodo con i B.A.P, riproponendo due brani dell’epoca come artista solista. È stato un confronto particolare con una versione più giovane di se stesso. «La persona che ero quando ho cantato quelle canzoni per la prima volta e quella che sono oggi sono sicuramente diverse. Ma appena inizia la canzone, i ricordi tornano naturalmente». ZELO non sente però il bisogno di prendere le distanze dal passato. «Non penso di dover negare il me stesso di allora. Se quella persona non fosse esistita, oggi non esisterei io».

Nella parte finale della nostra intervista esclusiva, affrontiamo una delle domande più importanti per un artista che sta cercando di definire la propria identità: quanto conta ancora ciò che il pubblico vuole ascoltare? ZELO risponde senza cercare una formula perfetta. «Non sono ancora al punto in cui posso dire che non mi interessa cosa pensano le persone. Voglio che la mia musica sia amata e voglio ricevere buone reazioni». Ma c’è una differenza fondamentale rispetto al passato: oggi non vuole ottenere quell’approvazione rinunciando a ciò che vuole realmente fare.

«Voglio fare musica che le persone amino, ma allo stesso tempo voglio sentirmi dire: “Questa è musica che ZELO voleva davvero fare”».

È proprio questa ricerca a definire la fase che sta vivendo oggi. Non una rottura con il passato, ma un modo diverso di guardarlo e trasformarlo. E quando gli chiediamo cosa vorrebbe che il pubblico scoprisse ancora di lui, ZELO lascia una promessa semplice ma significativa: «Non vi ho ancora mostrato il mio lato migliore».

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