Tra gli appuntamenti più attesi della rassegna culturale La Milanesiana, la conferenza stampa con Park Chan-wook ha rappresentato un’occasione preziosa per approfondire il pensiero e il metodo creativo di uno degli autori più influenti del cinema contemporaneo. Regista di opere che hanno segnato il panorama internazionale, Park ha affrontato temi che spaziano dalla costruzione dell’immagine cinematografica al rapporto tra libertà artistica e vincoli produttivi, offrendo uno sguardo diretto sul processo che sta dietro ai suoi film.
Anche TGK, in collaborazione con StandByFrames, ha preso parte all’incontro, ponendo due domande che hanno permesso al regista di soffermarsi su aspetti fondamentali della sua poetica: il modo in cui costruisce la grammatica visiva delle sue opere e la lezione più importante appresa nel confronto tra ambizione creativa e limiti materiali.
La prima domanda ha riguardato uno degli elementi più riconoscibili del cinema di Park Chan-wook: la capacità di trasformare spazio, corpi e movimento in strumenti narrativi che esprimono il conflitto tra istinto e controllo, desiderio e disciplina.
Rispondendo, il regista ha spiegato che non esiste una formula precisa o un metodo rigidamente definito. Al contrario, la costruzione del linguaggio visivo nasce da un lungo processo di collaborazione che inizia mesi prima delle riprese. In questa fase, Park lavora a stretto contatto con il direttore della fotografia, gli scenografi e gli altri principali collaboratori, discutendo continuamente idee, immagini e possibilità narrative.
Pur partendo da una sceneggiatura già scritta, il regista considera il film come un organismo in continua evoluzione. Lo script non rappresenta mai un punto d’arrivo definitivo, ma piuttosto una base da cui partire per sviluppare nuove intuizioni attraverso il confronto con la troupe.
Park ha inoltre sottolineato un apparente paradosso del proprio approccio creativo. Pur definendosi una persona molto razionale e incline alla logica, ritiene che la realizzazione di un film sia un processo che non può essere affrontato esclusivamente in modo razionale. Durante la pre-produzione, infatti, possono emergere dubbi, cambiamenti e nuove idee che modificano la percezione iniziale dell’opera.
Secondo il regista, il dialogo con i collaboratori svolge un ruolo fondamentale proprio perché le loro domande lo costringono a riflettere più a fondo sul progetto. Spesso, ha spiegato, le risposte che fornisce durante queste conversazioni gli permettono di scoprire idee che lui stesso non aveva ancora pienamente individuato.
Da questa ricerca nasce poi ogni scelta formale. I movimenti di macchina, l’utilizzo dei primi piani, le inquadrature statiche o i movimenti improvvisi della camera non vengono mai decisi a priori per ragioni estetiche. Sono piuttosto la conseguenza di una comprensione profonda della natura del film.
Per Park Chan-wook, infatti, ogni decisione visiva deve derivare dalla comprensione di quella che definisce l’“anima del film”. Solo quando riesce a identificare con chiarezza il nucleo emotivo, tematico e umano della storia può stabilire quale linguaggio visivo sia realmente adatto a raccontarla.
La seconda domanda di TGK e StandByFrames si è concentrata sugli anni della formazione e sulle difficoltà affrontate all’inizio della carriera.
A questo proposito, Park ha ricordato come i suoi primi lavori siano nati in un contesto caratterizzato da numerose restrizioni. I budget erano ridotti, le possibilità produttive limitate e i produttori tendevano a privilegiare film che potessero replicare il successo commerciale del cinema di Hong Kong, particolarmente popolare in quel periodo.
Queste condizioni influenzavano direttamente molte scelte creative. Non sempre era possibile lavorare con gli attori desiderati o sviluppare i progetti secondo la propria visione artistica. Per un giovane regista, si trattava di ostacoli significativi che rischiavano di compromettere le ambizioni creative.
Eppure, proprio da quelle difficoltà è nata una delle lezioni più importanti della sua carriera. Park ha raccontato di aver osservato con attenzione il lavoro di altri autori che, pur operando in condizioni simili, erano riusciti a realizzare film straordinari. Quell’esempio gli ha insegnato che la qualità di un’opera non dipende esclusivamente dalle risorse economiche disponibili.
La vera sfida consiste nel trovare soluzioni creative ai problemi, trasformando i limiti in opportunità espressive. È una convinzione che ha accompagnato tutto il suo percorso artistico e che continua ancora oggi a influenzare il suo modo di fare cinema.
Le risposte offerte durante la conferenza hanno restituito l’immagine di un autore profondamente consapevole della complessità del processo creativo. Nonostante la forte identità visiva che caratterizza la sua filmografia, Park Chan-wook non considera il cinema come il risultato della sola volontà del regista, ma come un lavoro di scoperta condivisa.
Da una parte emerge il rigore con cui affronta ogni progetto; dall’altra, la disponibilità ad accogliere il confronto, il dubbio e persino i limiti materiali come elementi capaci di arricchire il risultato finale.
Un approccio che aiuta a comprendere perché il suo cinema continui a distinguersi per originalità e coerenza: ogni scelta formale nasce infatti da una ricerca profonda del significato della storia, prima ancora che dall’esigenza di costruire immagini spettacolari.