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«Vogliamo mostrare chi siamo»: gli EPEX si raccontano a TGK

Con “Youth : Epilogue”, gli EPEX arrivano alla conclusione di una narrazione iniziata anni fa, attraversando adolescenza, ansia, imperfezioni e ricerca della propria identità. La title track “ECHO” apre invece una nuova prospettiva: quella di una generazione che non chiede più il permesso di essere se stessa.

Per gli EPEX, questo album rappresenta anche un passaggio personale. JEFF, BAEKSEUNG e AYDEN hanno partecipato per la prima volta alla scrittura dei testi e il gruppo si confronta con una nuova forma di libertà, lasciando alle spalle le insicurezze raccontate nei capitoli precedenti.

“ECHO” sembra quasi rispondere a “Lock Down”: allora raccontavate adolescenti intrappolati, oggi parlate di libertà e della necessità di mostrare chi siete davvero. Quanto è cambiato il modo in cui guardate voi stessi da allora?

BAEKSEUNG: Prima di tutto, sono grato di aver potuto partecipare a questo album. La nostra canzone di debutto, “Lock Down”, raccontava la storia di adolescenti che si sentivano intrappolati, quindi questa volta ho pensato che con questi testi avremmo potuto trasmettere un maggiore senso di libertà.

AYDEN: Per questo album abbiamo raccolto testi scritti da molte persone, compresi i membri degli EPEX, e abbiamo unito le varie parti per ottenere il miglior risultato possibile. Quando è uscita la prima versione, era molto diversa da ciò che avevo scritto io, quindi da un lato è stato affascinante, ma dall’altro mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi. Alla fine, però, credo che il risultato trasmetta chiaramente la sicurezza e l’ambizione tipiche degli EPEX, e penso che il messaggio sia arrivato nel modo giusto.

JEFF: In realtà ho lavorato ai testi da solo, in silenzio, senza che gli altri membri lo sapessero. Nella mia parte c’è una frase che dice: “urlando a gran voce per dimostrare qualcosa” (무엇인가 보여주려 크게 던진 함성), e il suo significato è “mostrare al mondo chi sei davvero”. Per questo penso che il messaggio di fiducia sia stato trasmesso esattamente come lo avevo immaginato.

“Youth” è stata una storia costruita attorno alle contraddizioni della crescita. Ora che arrivate all’epilogo, quali parti di voi avete dovuto lasciare andare per poter diventare le persone che siete oggi?

WISH: Quando affronti una nuova sfida, puoi scontrarti con la realtà e sentirti sconfitto. È successo anche a noi. Ma attraversando momenti in cui abbiamo dovuto aggrapparci a uno spirito che sembrava sul punto di crollare e continuando a percorrere la strada giusta per costruire le nostre convinzioni, è diventato molto più chiaro quale messaggio dovesse trasmettere questo album.

YEWANG: Ho sempre sentito una certa pressione nel voler essere perfetto. Però, quando sono entrato in studio con l’idea di lasciarmi andare un po’, ho scoperto che tutto procedeva molto più facilmente del previsto. Questo mi ha fatto capire che quella pressione, in realtà, stava influenzando il mio lavoro in modo piuttosto negativo. Per questo, in un certo senso, questo album ha rappresentato una liberazione anche per me, proprio come suggerisce il suo significato.

Parlare della propria giovinezza significa spesso parlare anche delle proprie fragilità. C’è stato un momento in cui avete capito che gli ZENITH non stavano semplicemente ascoltando la vostra musica, ma si stavano riconoscendo dentro quelle stesse emozioni?

MU: Quando un fan mi ha detto: “Quella canzone sulla giovinezza mi ha davvero colpito e mi ha dato conforto”, mi sono sentito davvero felice e grato, perché era esattamente ciò che volevamo trasmettere.

A-MIN: Credo siano quei momenti in cui le persone ci dicono di aver trovato conforto nei nostri testi o di essersi riconosciute profondamente nella nostra musica.

Tra dieci anni, quando questa era sarà ormai un ricordo, quale parte di “Youth : Epilogue” vorreste riconoscere ancora nei ragazzi che eravate? E cosa vorreste che “ECHO” lasciasse a chi la ascolterà allora?

WISH: Questo è l’album che racchiude il nostro cambiamento emotivo più grande, quindi spero che anche tra molti anni riusciremo ancora a sentire tutto il cuore che ci abbiamo messo. Per chi lo ascolterà, invece, mi auguro che possa lasciare una qualche forma di forza e incoraggiamento.

MU: Spero che, indipendentemente da come cambieranno i tempi, queste canzoni riescano ancora a dare conforto sincero e a far rivivere quella sensazione dolce e delicata della giovinezza.

A-MIN: Tra dieci anni saremo cresciuti come persone e pubblicheremo musica ancora più matura. Mi piacerebbe poter guardare indietro e pensare che siamo riusciti a catturare perfettamente quel momento della nostra vita.

BAEKSEUNG: Quando lo riascolteremo tra dieci anni, vorrei poter pensare: “Quello è stato il nostro punto di svolta.” Per i nostri fan, invece, spero che sia un album capace di farli fermare un attimo e ripensare a tutti i ricordi e ai momenti che abbiamo condiviso insieme.

AYDEN: Vorrei che lasciasse l’impressione di essere stato un capitolo fondamentale per concludere il tema della giovinezza. E spero che anche tra dieci anni “ECHO” continui a sembrare un brano fresco e mai fuori moda.

YEWANG: Vorrei che questa fosse l’era che ci facesse dire: “Sì, questi sono davvero gli EPEX.” Spero che questo album dimostri quanto siamo cresciuti e che rappresenti solo l’inizio del nostro percorso.

JEFF: Tra dieci anni mi piacerebbe ricordare questo periodo di promozioni come qualcosa di impeccabile. E quando qualcuno ascolterà “ECHO” dopo tutto questo tempo, spero che la trovi ancora irresistibilmente coinvolgente.

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