La controversia che coinvolge RM e J-Hope dei BTS è diventata, nel giro di pochi giorni, molto più grande della fotografia che l’ha fatta iniziare. Al centro della discussione c’è la loro partecipazione, il 12 agosto a Toronto, al concerto di Usher e Chris Brown. J-Hope ha condiviso alcuni momenti della serata, mentre Brown ha successivamente pubblicato una fotografia insieme ai due artisti nel backstage.
La presenza dei due membri dei BTS ha immediatamente provocato una forte reazione soprattutto tra una parte del pubblico internazionale. Il motivo della contestazione riguarda la storia giudiziaria e pubblica di Chris Brown, in particolare il caso di violenza ai danni di Rihanna del 2009 e le successive vicende che hanno continuato ad alimentare controversie intorno all’artista. Nel luglio 2026 Brown si è inoltre dichiarato colpevole in relazione a un’aggressione avvenuta in un locale londinese nel 2023.
Il punto della discussione, per molti fan, non riguarda quindi semplicemente la possibilità di ascoltare la musica di un determinato artista. La critica si è concentrata soprattutto sulla scelta di assistere volontariamente al concerto, condividere pubblicamente alcuni momenti della serata e incontrare Brown nel backstage. Per una parte del fandom, proprio l’esposizione pubblica di quei momenti rende la situazione particolarmente difficile da separare dalla questione dei valori che RM e J-Hope hanno rappresentato nel corso degli anni. Altri fan, invece, hanno sottolineato la differenza tra partecipare a un concerto e sostenere automaticamente ogni comportamento o vicenda personale dell’artista che si esibisce.
A rendere la vicenda ancora più delicata è il caso di RM. Nel 2024 Kim Namjoon era stato inserito dal The Pixel Project, organizzazione internazionale impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne, nella propria lista di uomini considerati modelli positivi in questo ambito. L’organizzazione aveva motivato la scelta citando il suo percorso personale nell’affrontare temi legati al femminismo, alla misoginia e alla rappresentazione delle donne nella cultura.
Il 19 agosto, però, The Pixel Project ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato di RM dalla propria lista. L’organizzazione ha spiegato di averlo incluso in precedenza in buona fede e di aver atteso una sua eventuale presa di posizione pubblica sulla vicenda prima di decidere come procedere. Ha inoltre comunicato l’intenzione di rivedere un precedente articolo nel quale RM veniva utilizzato come esempio di modello maschile positivo, pur imperfetto.
La decisione rappresenta una delle conseguenze più concrete della controversia. Non si tratta più soltanto di discussioni tra fan, commenti sui social o richieste di spiegazioni. L’immagine pubblica costruita nel tempo intorno a RM è stata messa in discussione anche da un’organizzazione che in passato lo aveva indicato proprio per il suo impegno nel contrasto alla violenza contro le donne.
Ma RM e J-Hope non sono gli unici nomi finiti all’interno della discussione.
Nei giorni successivi, alcuni utenti hanno riportato anche episodi che riguardano altri membri dei BTS, in particolare V e Jungkook, accusati da alcuni fan di aver ascoltato o utilizzato musica di Chris Brown durante precedenti contenuti online. La distinzione che molti utenti hanno cercato di fare è però quella tra ascoltare una canzone e recarsi fisicamente a un concerto, condividendone pubblicamente l’esperienza e incontrando l’artista. Altri hanno contestato proprio questa differenza, sostenendo che gli standard dovrebbero essere applicati allo stesso modo a tutti.
Ed è proprio qui che la vicenda diventa più complessa.
Perché la discussione non riguarda soltanto RM, J-Hope, Chris Brown o BTS. Riguarda anche il modo in cui il pubblico reagisce alle persone che segue.
È perfettamente possibile criticare una scelta. È possibile essere delusi, mettere in discussione un comportamento, chiedere spiegazioni e persino decidere di prendere le distanze da un artista. Una persona può anche considerare incoerente una determinata azione rispetto ai valori che percepisce in un artista. Il dissenso, soprattutto quando nasce da una questione seria come la violenza contro le donne, non dovrebbe essere automaticamente definito odio.
Il problema nasce quando la critica smette di concentrarsi sulle azioni e comincia a trasformarsi in una condanna totale della persona.
In questi giorni sui social sono comparsi commenti che chiedono di “cancellare” RM e J-Hope, insulti personali e accuse che vanno ben oltre il fatto specifico da cui è nata la controversia. Parallelamente, altri utenti hanno reagito difendendo i due membri dei BTS a prescindere, minimizzando le critiche o trasformando ogni forma di contestazione in un attacco al gruppo.
E così si crea un meccanismo già visto molte volte nel mondo del K-Pop: due schieramenti che finiscono per parlare sempre più forte, mentre il fatto iniziale diventa quasi secondario.
È una contraddizione particolarmente interessante perché per anni abbiamo discusso della pressione esercitata dai netizen sugli artisti asiatici. Abbiamo parlato di standard impossibili, di idol costretti a chiedere scusa per ogni gesto, di campagne d’odio nate da un commento, una fotografia o una scelta personale. Abbiamo criticato la cultura del “cancellare” qualcuno nel giro di poche ore e la tendenza a trasformare ogni errore in una sentenza definitiva.
Eppure, quando siamo noi a trovarci dall’altra parte dello schermo, il meccanismo può ripetersi.
Non è necessario difendere RM e J-Hope per riconoscere questo problema. Allo stesso modo, non è necessario attaccarli per prendere sul serio la questione della violenza contro le donne.
Le due cose possono coesistere.
Si può ritenere discutibile una scelta e contemporaneamente evitare di trasformarla in una licenza per insultare. Si può chiedere responsabilità senza trasformare la responsabilità in accanimento. Si può essere profondamente delusi da un artista senza arrivare alla conclusione che ogni cosa fatta da quella persona sia automaticamente priva di valore.
La questione diventa ancora più delicata quando entrano in gioco figure pubbliche con milioni di follower. La visibilità comporta inevitabilmente conseguenze. Un gesto compiuto da una persona estremamente famosa può essere interpretato e amplificato in modo diverso rispetto allo stesso gesto compiuto da un privato cittadino. È quindi comprensibile che il pubblico discuta le responsabilità legate a ciò che viene mostrato pubblicamente.
Ma responsabilità e persecuzione non sono sinonimi.
In questo caso, le conseguenze sono già evidenti: una parte del fandom ha espresso una profonda delusione, altri fan hanno preso le distanze, la discussione ha assunto una dimensione internazionale e RM è stato sospeso dalla lista del The Pixel Project. Nel frattempo, la questione continua a generare divisioni anche all’interno dello stesso ARMY, tra chi chiede una presa di posizione, chi considera sufficiente separare l’artista dalla persona e chi ritiene che la vicenda non debba essere trasformata in una campagna d’odio.
Forse, alla fine, il punto non è stabilire da che parte debba stare internet.
Il punto è ricordare che criticare qualcuno e accanirsi contro qualcuno sono due cose diverse.
La prima può essere necessaria. La seconda non porta necessariamente maggiore consapevolezza, maggiore giustizia o maggiore attenzione verso le vittime.
E forse è proprio questa la contraddizione dalla quale dovremmo ripartire. Ci indigniamo quando vediamo migliaia di persone accanirsi contro un idol per un errore, una frase o una scelta. Ci chiediamo perché i netizen siano così severi e perché non riescano a lasciare spazio alla riflessione, al contesto e alla possibilità di cambiare.
Poi, quando cambia il nome della persona coinvolta, rischiamo di fare esattamente la stessa cosa.
La controversia su RM e J-Hope può essere discussa. Può essere criticata. Può persino cambiare il modo in cui alcuni fan guardano ai due artisti o ai BTS nel loro complesso.
Ma anche quando siamo convinti di avere ragione, resta una domanda importante: stiamo chiedendo responsabilità oppure stiamo semplicemente cercando qualcuno da colpire?