A poco più di un anno dal loro debutto, abbiamo incontrato Kenny, Nathan e Aito, membri dei 1VERSE, per parlare del percorso che li ha portati fin qui, di ciò che è cambiato dopo aver visto il pubblico cantare le loro canzoni e di quelle difficoltà e sorprese che, forse, non racconterebbero nemmeno ai loro io più giovani.
- Avete debuttato presentando una versione di 1VERSE che il mondo non aveva mai conosciuto prima. Poi avete trascorso un anno ascoltando il mondo cantare le vostre canzoni insieme a voi. Quando siete tornati in studio per questo comeback, avete sentito di stare continuando la storia che avevate iniziato o, in qualche modo, di stare riscrivendo silenziosamente il primo capitolo?
Nathan: Beh, penso che sia un po’ entrambe le cose. Quando torniamo in studio, scriviamo noi stessi le nostre canzoni e parliamo delle nostre esperienze, quindi, da un certo punto di vista, stiamo continuando quella storia. Continuiamo comunque a esplorare quelle parti della nostra vita, credo. Ma è anche un po’ come iniziare un nuovo primo capitolo. Quando cominciamo una sessione di songwriting e parliamo di un capitolo della nostra vita, si tratta di un capitolo diverso, di qualcosa di nuovo. Quindi sì, penso che sia un po’ entrambe le cose.
- C’è un momento particolare nella vita di un artista in cui qualcosa che un tempo sembrava solo un sogno diventa parte della quotidianità. C’è qualcosa legato a 1VERSE che, anche dopo tutto quello che avete vissuto quest’anno, continua ancora a sembrarvi un sogno?
Kenny: Penso che a volte mi colpisca soprattutto quando sono in studio. Tutto sembra reale, ma allo stesso tempo non sembra davvero reale, ha senso? Ci sono ancora momenti in cui non riesco a credere fino in fondo che questa sia davvero la mia vita adesso. Dopo tutto quello che abbiamo vissuto quest’anno, penso di aver capito che nulla è impossibile.
- Se poteste tornare indietro e parlare con voi stessi prima di entrare nei 1VERSE, cosa direste al vostro io più giovane? E c’è invece qualcosa che scegliereste deliberatamente di non dirgli, perché volete che lo scopra e ne rimanga sorpreso da solo?
Aito: Direi al me stesso del passato che le lingue sono davvero importanti e di impegnarsi di più nello studio delle lingue.
Nathan: Per quanto mi riguarda, direi… prima di debuttare ero davvero impaziente di farlo. Ero molto ambizioso. Quindi non credo che cercherei di fermare me stesso o di farmi cambiare idea, ma penso che non direi al mio io più giovane quanto sarebbe stato difficile, né delle difficoltà che avremmo attraversato come gruppo. Non avevo mai avuto esperienza di lavoro all’interno di un gruppo, quindi direi che riuscire a lavorare insieme ha, ovviamente, i suoi pro e i suoi contro. Ora che ne parliamo e guardo indietro, direi che il nostro percorso è stato piuttosto turbolento. Ma penso che sia stato anche molto appagante, soprattutto perché attraverso quelle esperienze migliori. E tutti quei momenti difficili ci hanno reso ciò che siamo oggi. E non penso che, se glielo avessi detto prima, avrebbe reagito dicendo… cioè, avrei probabilmente detto “Oh, mi fa paura. Non voglio farlo”.
Kenny:Una cosa che riconosco molto nel mio carattere è che credo di essere un perfezionista. E penso che questo sia stato molto importante per tutti noi, soprattutto perché all’inizio, dopo il nostro debutto, c’erano molti dubbi sul fatto se fossimo o meno un buon gruppo. Onestamente, tutti noi abbiamo visto e percepito molti dubbi nei confronti del gruppo. Ma imparando a conoscere gli stili degli altri e tutte queste cose, alla fine ho capito che non devo essere così duro con me stesso. Il gruppo va già bene così. Per esempio, con Shatter ho avuto molte difficoltà con la mia parte principale della canzone. Ho fatto davvero tanta fatica e mi sono posto moltissime domande. Ma dopo essermi ripreso da quel momento e aver imparato da quell’esperienza, ho capito che la fiducia in se stessi è importante, conta davvero tantissimo. Alla fine ce la farai, che succeda più tardi o che ci voglia molto tempo. Non è poi così male. Quindi questa è una delle cose che direi a me stesso. Non direi al mio io più giovane delle difficoltà che avrei attraversato. Dopo il debutto mi sono posto questa domanda: ho lavorato così duramente per debuttare, ma adesso cosa succede? Qual è il prossimo passo? Non lo so.
E credo che anche gli altri abbiano provato la stessa sensazione. Eravamo tutti un po’ così “Oh, okay, fantastico. Ce l’hai fatta. E adesso?”. Quindi sì, volevo dire un paio di cose di questo tipo, se ha senso.
- L’ultima volta ci avevate raccontato di quanto non vedeste l’ora di mangiare la pizza in Italia. Ora che siete stati a Milano, qual è stata invece la cosa che vi è piaciuta di più?
Kenny: Adoro il gelato. Abbiamo passato molto tempo a mangiare dolci…Milano è conosciuta anche per i dolci, no? Beh, ne abbiamo mangiati davvero tanti, quindi dovevo assolutamente provarlo. Ho mangiato un sacco di gelato. Il gelato è buono. E poi… Aspetta, però, ho provato il gelato in Italia. Non è proprio un piatto… cioè, è un dessert, perché magari alcune persone non considerano il gelato quando si parla di cibo. Però il gelato… il gelato in generale è davvero buono. Non lo so, il gelato è buono!