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Omicidio di una studentessa cinese a Gyeongsan, cresce in Cina la richiesta di estradare il sospettato

Sta suscitando una forte reazione anche in Cina il caso dell’omicidio di una studentessa universitaria cinese di 25 anni, uccisa nella città di Gyeongsan, nella provincia sudcoreana del Gyeongsangbuk do. Al centro delle indagini c’è un docente universitario cinese di 31 anni, attualmente detenuto con l’accusa di aver ucciso la giovane e di averne occultato il corpo.

Sui social network cinesi, in particolare su Weibo, nelle ultime ore si sono moltiplicati i commenti di utenti che chiedono che il sospettato venga rimpatriato in Cina e processato secondo la legge cinese. La richiesta nasce soprattutto dal confronto tra i due sistemi giudiziari: la Corea del Sud mantiene formalmente la pena di morte, ma non esegue condanne capitali dal 1997 ed è considerata di fatto un Paese abolizionista. La Cina, invece, continua a ricorrere alla pena di morte.

Il caso aveva già attirato l’attenzione dell’opinione pubblica cinese quando la giovane, indicata come B, era stata dichiarata scomparsa. La ragazza si trovava in Corea del Sud per partecipare a una cerimonia di laurea quando la famiglia aveva perso i contatti con lei. I parenti avevano quindi diffuso appelli sui social cinesi, chiedendo aiuto per rintracciarla. I post avevano rapidamente iniziato a circolare online, facendo crescere la preoccupazione per le sue sorti.

La situazione è cambiata radicalmente quando sono emersi i dettagli dell’indagine e la polizia ha collegato la scomparsa al docente universitario, indicato come A. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe ucciso la studentessa il 20 agosto nella propria abitazione a Gyeongsan e avrebbe successivamente cercato di occultarne il corpo in diverse località.

Gli investigatori ritengono inoltre che, dopo il delitto, il sospettato abbia cercato di costruire una falsa ricostruzione degli spostamenti della vittima e che sia arrivato a presentare personalmente una denuncia di scomparsa, nel tentativo di depistare le indagini.

A è stato arrestato il 27 agosto e deve rispondere delle accuse di omicidio e intralcio all’attività delle autorità attraverso false dichiarazioni.

Nel frattempo, anche prima che la polizia sudcoreana decidesse se rendere pubbliche le informazioni personali del sospettato, sui social cinesi avevano iniziato a circolare il suo nome, fotografie e altri dati personali. La diffusione delle informazioni ha contribuito ad alimentare ulteriormente la rabbia dell’opinione pubblica.

Il sospettato avrebbe inoltre rifiutato di sottoporsi al test utilizzato dalla polizia sudcoreana per valutare eventuali tratti psicopatici. I profiler incaricati di effettuare l’esame non hanno potuto procedere dopo che l’uomo ha ritirato il consenso inizialmente espresso. In Corea del Sud, infatti, questo tipo di valutazione richiede il consenso della persona sottoposta all’esame e non può essere imposta.

Gli investigatori stanno ora concentrando le proprie risorse soprattutto sulla ricerca dei resti della vittima, che non sono ancora stati completamente recuperati. Sulla base delle dichiarazioni del sospettato, delle immagini delle telecamere di sorveglianza e dell’analisi dei suoi spostamenti, le autorità stanno effettuando ricerche in diverse aree, comprese Gyeongsan, Gyeongju e Gunpo, nella provincia di Gyeonggi.

La polizia sta inoltre confrontando i diversi percorsi effettuati dal sospettato per individuare con precisione i luoghi nei quali il corpo sarebbe stato abbandonato.

Una volta recuperati i resti della giovane, gli investigatori procederanno con gli esami autoptici per determinare con maggiore precisione la causa e il momento della morte, verificando allo stesso tempo la compatibilità dei risultati con la versione fornita dal sospettato.

«Stiamo dando la massima priorità al recupero del corpo della vittima», ha dichiarato un funzionario della polizia. Le autorità intendono inoltre ricostruire la dinamica dell’omicidio basandosi non soltanto sulle dichiarazioni dell’uomo, ma anche sulle prove oggettive raccolte durante le indagini.

Nel frattempo, la richiesta di un eventuale rimpatrio del sospettato resta soprattutto una reazione dell’opinione pubblica cinese sui social network. Non è stato annunciato alcun trasferimento in Cina e il procedimento giudiziario rimane nelle mani delle autorità sudcoreane.

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