Durante la conferenza stampa del 18 settembre, il presidente sudcoreano ha ribadito la necessità di una riforma della Costituzione, ma ha escluso che possa essere utilizzata per consentirgli di prolungare il proprio mandato. Ha inoltre riconosciuto la propria responsabilità per il recente calo della fiducia nell’esecutivo.
Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha ribadito la necessità di modificare la Costituzione del 1987, escludendo però qualsiasi intenzione di utilizzare una futura riforma per ottenere un secondo mandato.
Nel corso della conferenza stampa del 18 settembre alla Cheong Wa Dae, Lee ha definito la Costituzione attuale «un abito che non si adatta più alla Corea del Sud di oggi», sostenendo che sia necessario discutere una revisione attraverso il confronto tra Parlamento e cittadini.
Tra le possibili modifiche citate dal presidente figurano l’inserimento nel preambolo costituzionale dello spirito della rivolta di Gwangju del 18 maggio e della rivolta di Bu-Ma, il rafforzamento dei diritti fondamentali e una maggiore distribuzione dei poteri presidenziali tra Parlamento e governi locali. Lee ha inoltre indicato il passaggio a un sistema che permetta la rielezione del presidente come uno degli elementi della sua posizione sulla riforma costituzionale.
«Non ho alcuna intenzione di un secondo mandato»
Proprio quest’ultimo punto ha alimentato il dibattito sulla possibilità che una modifica costituzionale possa riguardare anche l’attuale presidente.
Lee ha però respinto esplicitamente questa ipotesi.
«La mia rielezione attraverso una modifica della Costituzione è costituzionalmente impossibile e ho già dichiarato più volte di non aver mai nemmeno pensato a un secondo mandato», ha affermato.
Rispondendo alle richieste dell’opposizione di dichiarare formalmente la propria rinuncia, il presidente ha aggiunto: «Potrebbe sembrare un tentativo di creare la narrazione secondo cui io stessi pensando a un secondo mandato per poi rinunciarvi. Tuttavia, lo ribadisco ancora una volta con fermezza: non ho assolutamente intenzione di candidarmi per un secondo mandato».
Lee ha inoltre respinto come «assurde» le ipotesi secondo cui la riforma potrebbe introdurre un sistema parlamentare o semi-presidenziale.
Alla domanda su un eventuale calendario per la riforma costituzionale, il presidente ha precisato che il processo non spetta direttamente alla presidenza: «La riforma costituzionale viene fondamentalmente fatta dal Parlamento e dal popolo». Ha quindi dichiarato che collaborerà qualora Parlamento, partiti e cittadini raggiungano un accordo.
«Il calo della fiducia è dovuto alle mie carenze»
La conferenza stampa è stata anche l’occasione per Lee di affrontare il recente calo della fiducia nei confronti del governo.
Il presidente ha riconosciuto di essere rimasto inizialmente sorpreso dalla reazione dell’opinione pubblica dopo le elezioni locali, ma ha detto di essere arrivato alla conclusione che la responsabilità fosse principalmente propria.
«Tutto è dovuto alle mie carenze», ha dichiarato, citando una mancanza di ascolto, comunicazione e sensibilità nei confronti delle persone interessate dalle sue politiche.
Lee ha detto di voler «ascoltare di più, comunicare di più e tendere per primo la mano», indicando benessere dei cittadini, riforme e integrazione come i tre assi della futura azione di governo.
Ha inoltre annunciato una revisione del sistema di nomina degli incarichi pubblici, affermando che tutte le forme di potere statale devono rispettare la volontà dei cittadini.
Riforma della procura e della polizia
Sul fronte della giustizia, Lee ha confermato l’intenzione di portare avanti la separazione tra investigazione e accusa, con la riforma della procura e la divisione tra l’ente incaricato delle accuse e quello responsabile delle indagini.
Il presidente ha però riconosciuto la necessità di prevenire eventuali problemi derivanti dalla concentrazione dei poteri investigativi nelle mani della polizia. Ha quindi promesso meccanismi di controllo e supervisione e una riforma della polizia per evitare che l’ampliamento dei suoi poteri investigativi possa trasformarsi in un’eccessiva concentrazione di autorità.
Casa e sviluppo regionale
Tra le priorità indicate da Lee c’è anche la stabilizzazione del mercato immobiliare. Il presidente ha promesso di intervenire rapidamente attraverso politiche relative a offerta, regolamentazione e tassazione, accompagnandole con un maggiore dialogo con le parti interessate per ridurre le tensioni sul mercato.
Sul riequilibrio territoriale, Lee ha invece rilanciato il progetto di sviluppo della capitale amministrativa di Sejong, parlando della creazione di un sistema a «due capitali», con Seoul come capitale economica e Sejong come capitale amministrativa, sul modello della distinzione tra New York e Washington.
In chiusura, il presidente ha dichiarato di voler ripartire con un atteggiamento più prudente e di voler dimostrare i risultati attraverso l’azione di governo, indicando ancora una volta benessere dei cittadini, riforme e integrazione come direttrici della sua presidenza.