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Fuga da Pyongyang: due nordcoreani cercano asilo in Giappone ai Giochi Asiatici

Svolta drammatica a margine dei Giochi Asiatici di Aichi-Nagoya 2026: secondo indiscrezioni esclusive diffuse dal mensile sudcoreano Monthly Chosun, due componenti della delegazione della Corea del Nord avrebbero manifestato la ferma intenzione di non fare ritorno in patria, valutando la richiesta di asilo politico direttamente al governo giapponese.

Stando a quanto rivelato da una fonte appartenente all’Intelligence Cabinet Intelligence and Research Office (CIRO) di Tokyo, la soffiata sarebbe giunta ai servizi segreti nipponici attraverso un informatore interno alla Chongryon, la storica associazione dei residenti nordcoreani in Giappone.

Al momento non sono ancora state rese note le generalità, il ruolo o l’eventuale qualifica sportiva delle due persone coinvolte, così come non è chiaro se sia già stata depositata una domanda formale di protezione internazionale presso le autorità locali.

La notizia giunge in un contesto geopolitico estremamente delicato. La Corea del Nord ha inviato in Giappone una spedizione imponente composta da ben 180 delegati tra atleti, dirigenti e tecnici per i Giochi inaugurati lo scorso 19 settembre.

Si tratta della più numerosa presenza nordcoreana sul suolo nipponico dal 1985, un’eccezione straordinaria concessa dal governo di Tokyo che, pur applicando rigide sanzioni unilaterali contro Pyongyang per i test missilistici e nucleari, ha autorizzato gli ingressi esclusivamente per la manifestazione sportiva.

Sullo sfondo restano inoltre i tentativi di riavvicinamento politico falliti a margine dell’evento. Durante la cerimonia d’apertura, funzionari del governo giapponese avrebbero espresso al ministro dello Sport nordcoreano Kim Il-guk la volontà di promuovere un canale di dialogo bilaterale, incontrando tuttavia la totale freddezza del delegato di Pyongyang.

Qualora la richiesta d’asilo di due suoi cittadini trovasse effettivo seguito burocratico, la vicenda rischierebbe di scatenare un gravissimo incidente diplomatico prima della chiusura ufficiale dei Giochi, prevista per il 4 ottobre.

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