Dramma in una clinica oftalmica di Ulsan, in Corea del Sud, dove una bambina di 27 mesi è entrata in stato di morte cerebrale in seguito a un arresto cardiaco sopraggiunto durante un intervento di chirurgia oculare in anestesia totale.
La vicenda, emersa nelle scorse ore grazie al programma d’inchiesta Case Chief della JTBC, ha assunto i contorni della tragedia evitabile dopo la confessione del medico anestesista.
Secondo quanto ricostruito, la piccola era affetta da entropion (anomalia delle palpebre che irritava la cornea) e, a causa dell’aggravarsi dei sintomi e dell’insorgere di astigmatismo, i genitori avevano acconsentito all’operazione.
Il 2 ottobre, la bambina è entrata in sala operatoria ma, a soli sei minuti dalla somministrazione dei farmaci anestetici, è andata in arresto cardiaco. Trasferita d’urgenza in un ospedale universitario, i medici ne hanno riscontrato il grave rigonfiamento cerebrale, stimando una prognosi infausta.
Inizialmente, l’anestesista aveva attribuito il collasso a un improvviso “spasmo bronchiale” della paziente. Tuttavia, nel giro di ventiquattro ore, il medico ha convocato i genitori per una confessione choc: il tubo dell’ossigeno del macchinario per l’anestesia era collegato in modo errato.
A causa della confusione iniziale per il pianto della bambina, l’anestesista aveva omesso di eseguire i test di controllo preliminari sulle apparecchiature. “Non ci sono colpe della bambina, è interamente colpa mia”, ha ammesso in lacrime il medico.
Ulteriori polemiche sono esplose attorno alla gestione della sicurezza della struttura: i familiari hanno scoperto che, nonostante la firma del consenso per le riprese, la telecamera di sorveglianza della sala operatoria non ha registrato nulla a causa di un presunto malfunzionamento dei sensori di movimento.
Mentre la clinica ha cercato di ridimensionare le responsabilità dirette della struttura scaricando l’errore umano sul professionista esterno, i genitori denunciano la mancanza di trasparenza. Sulla vicenda la polizia ha aperto un fascicolo d’indagine per lesioni colpose professionali, acquisendo tutte le cartelle cliniche.
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