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Corea del Sud: cantante e YouTuber quarantenne condannata a 25 anni di carcere per aver ucciso la figlia adolescente

Una brutale vicenda di abusi e negligenza familiare ha scosso l’opinione pubblica sudcoreana, culminando in una pesante condanna giudiziaria. La prima sezione penale della filiale di Jinju del tribunale distrettuale di Changwon ha inflitto una pena di 25 anni di reclusione a una cantante e YouTuber sulla quarantina, riconosciuta colpevole dell’omicidio della figlia diciottenne.

I fatti risalgono al settembre del 2025 nella contea di Namhae, nella provincia del Gyeongsang Meridionale. Secondo l’impianto accusatorio, la donna, identificata unicamente con lo pseudonimo di A, si era scagliata con violenza inaudita contro la figlia, una studentessa universitaria al primo anno che aveva preso un periodo di pausa dagli studi.

Accecata dalla convinzione che la ragazza l’avesse umiliata, l’imputata l’aveva colpita ripetutamente con un bastone di legno provocandole una profonda ferita alla testa, per poi versarle dell’acqua bollente sul capo, causandole ustioni gravi su circa il 27% del corpo.

Nonostante la vittima avesse iniziato a manifestare evidenti difficoltà respiratorie, la madre aveva deliberatamente omesso di prestarle soccorso o di chiamare un medico. Nel tentativo di celare le prove delle sevizie, la donna aveva abbandonato la figlia agonizzante all’interno di un’automobile per oltre due giorni, portandola in ospedale solo a seguito del decesso.

L’autopsia disposta dal Servizio Forense Nazionale ha confermato che la giovane è morta per uno shock traumatico derivante dalle gravi lesioni e dalle ustioni subite.

Nel corso del processo, la pubblica accusa aveva invocato la pena capitale, evidenziando la totale assenza di rimorso e la gravità della condotta post-delitto. Sebbene la difesa abbia tentato di sostenere l’assenza di un’intenzione omicida, il collegio giudicante ha severamente condannato il comportamento dell’imputata, sottolineando come la priorità della donna sia stata unicamente quella di nascondere le proprie responsabilità a scapito della vita della figlia.

La corte ha infine optato per una condanna a 25 anni di reclusione, escludendo la premeditazione ma punendo severamente la crudeltà e la gravità della negligenza.

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