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Gong Yoo al 24° FKFF: un momento di grande cinema e grandi emozioni

La presenza dell’attore sudcoreano Gong Yoo alla 24° edizione del Florence Korea Film Fest ha fatto battere i cuori di tante fan appassionate. Il festival è abituato a ospitare nomi di grande rilievo del cinema sudcoreano ma quest’anno si è percepito che l’attesa era maggiore e l’entusiasmo molto sentito. Un esempio su tutti il fatto che i biglietti per la masterclass di Gong Yoo sono andati sold out nel giro di pochi minuti.

Noi c’eravamo e vi raccontiamo alcuni di questi momenti del Festival.

Come mai tutto clamore e questa grande affluenza? Sicuramente per le amanti dei kdrama e del cinema sudcoreano Gong Yoo è uno di quegli attori che unisce talento, eleganza, profondità emotiva e autenticità.

In opere come “Goblin”, “Train to Busan” e “Coffee Prince”, passa con naturalezza dal romantico al drammatico, fino all’azione, rendendo ogni personaggio credibile e umano.

Inoltre nel tempo, Gong Yoo ha scelto progetti significativi, spesso legati a temi sociali o emotivamente forti, mostrando attenzione non solo al successo commerciale ma anche alla qualità delle storie raccontate.

Un esempio su tutti è il film “Silenced” (2011) diretto da Hwang Dong-hyuk. Gong Yoo ha raccontato di aver letto il libro durante il militare e di aver cercato disperatamente un regista che mettesse in scena insieme a lui questa storia dolorosa della Corea del Sud.

La vicenda segue un insegnante che arriva in una scuola per bambini sordi e scopre che gli studenti sono vittime di ab*si da parte di alcuni membri dello staff. Inizialmente incredulo, decide poi di denunciare quanto sta accadendo, scontrandosi però con un sistema corrotto e indifferente che cerca di insabbiare tutto.

Grazie alla pressione pubblica fatta dopo il film, le indagini sul caso reale sono state riaperte e alcune sentenze precedenti, considerate troppo leggere, sono state rimesse in discussione.

L’impatto più importante è stato legislativo: infatti, è stata addirittura approvata una legge soprannominata “Legge Dogani” (dal titolo originale del film), che ha inasprito le pene per i reati sess*ali contro minori e persone disabili e ha eliminato o ridotto la prescrizione per alcuni di questi crimini. La scuola coinvolta nello scandalo è stata chiusa definitivamente.

Non è stato facile trovare un regista che lo mettesse in scena, lo stesso Hwang Dong-hyuk si rifiutò in un primo momento. Fortunatamente riuscì a realizzarlo ottenendo un risultato inaspettato. Un successo notevole per un attore che decide di farsi portavoce di storie ed emozioni al fine di amplificarle e cercare quella giustizia tanto meritata. Gong Yoo ha detto di essere molto orgoglioso di questo progetto e ha ribadito di volersi impegnare anche in futuro per appoggiare altre cause importanti qualora si dovesse presentare la situazione.

Durante l’intervista con Caterina Liverani sono stati menzionati anche “The Age of Shadow” (2016, Kim Jee-woon)), thriller sul periodo dell’occupazione giapponese, e “Kim Ji-young, born 1982” (2019, Kim Do-young), dramma sulla salute mentale, entrambi in cartellone al Festival.

Alla domanda sul successo della serie di “Goblin” la platea si è surriscaldata mostrando un grande apprezzamento per il drama. Secondo l’attore la serie ha avuto così tanto successo per più motivi: intanto era una bella sceneggiatura fantasy ma non per questo leggera, in secondo luogo aveva una grande regista, e infine perché gli attori erano tutti molto bravi.

Gong yoo ha anche ammesso di essersi divertito molto a recitare nella serie perché ha avuto la possibilità di ricoprire una vasta gamma di ruoli che di solito non si trovano in una storia sola. Il pubblico in sala, invece, ha fatto notare che anche la “bromance” ha avuto un ruolo importante nel successo della serie.

Parlando delle origini della sua carriera Gong Yoo ha ricordato che quest’anno festeggia 25 anni dal suo esordio ed è rimasto stupito nel sapere che ancora oggi i suoi vecchi lavori siano guardati ed apprezzati. Mentre l’attore parlava di “Coffee prince” (serie del 2007) ha chiesto al pubblico se trovassero la serie ancora attuale sia nei temi che nello stile. Il pubblico in sala è esploso in un corale “Sì!” e l’attore, visibilmente stupito, è scoppiato a ridere.

All’inizio non voleva prendere parte alla serie ma siccome molti colleghi hanno insistito, si è convito e ha deciso di partecipare. L’attore ha detto di essere molto grato a “Coffee prince” perché di fatto è il lavoro che ha lanciato la sua lunga carriera. Sicuramente oggi possiamo vedere la serie come un prodotto audace per quegli anni, 20 anni fa in Corea del Sud non era semplice recitare in storie che parlassero di omosessualità (seppur non reale).

“Train to Busan” (2016, Yeon Sang-ho) ha rappresentato un punto di svolta fondamentale nella carriera di Gong Yoo, consolidandone definitivamente lo status di star di primo piano. Il successo del film si inserisce nel più ampio fenomeno della diffusione globale del cinema coreano, rendendo Gong Yoo uno dei volti più rappresentativi di questa ondata culturale.

Immancabile la domanda su “Squid Game”. Gong Yoo ha raccontato che la sua partecipazione all’inizio doveva essere una semplice comparsa, come piacere al regista e amico Hwang Dong-hyuk.

Il personaggio del reclutatore, però, ha incuriosito talmente tanto gli spettatori da dedicarvi molto più spazio nella seconda stagione.

Ha ammesso di essersi divertito molto a girarlo perché è stata l’opportunità di recitare il ruolo di un antagonista, ma non un cattivo totale, bensì un “antagonista con principi”. Qualcuno potrebbe dire che è uno psicopatico ma a lui piace pensare che sia il prodotto del sistema in cui è cresciuto, un abile affabulatore in grado di vendere qualsiasi cosa.

Un’occasione davvero speciale per i fan dei kdrama e speriamo non rimanga l’unica! Un ringraziamento speciale va al Florence Korea Film Fest per aver reso possibile tutto questo.

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