Dalla musica tradizionale coreana al Rock, dalle maschere artigianali ai viaggi senza meta a bordo di un vecchio van. In questa intervista esclusiva con TGKWorld, ROCKGA racconta la persona dietro TARL, il rapporto con la cultura coreana e la ricerca di un linguaggio capace di unire passato e presente.
Prima ancora di parlare di TARL, abbiamo voluto conoscere ROCKGA lontano dal palco, quando non ci sono pubblico, musica o riflettori. La sua risposta restituisce immediatamente l’immagine di una persona curiosa, attenta a ciò che la circonda e continuamente alla ricerca di nuove esperienze.
«Chi è ROCKGA quando non ci sono palco, pubblico e musica?»
«Non credo di essere molto diverso da quello che si vede. Sono curioso del mondo, mi piace giocare, mi piacciono le persone e ascolto sempre musica. Per chi non ha visto il mio Instagram, posso spiegare meglio dicendo che ogni giorno esploro nuove idee, dalla produzione di video sugli strumenti tradizionali alla danza tradizionale, e ogni volta che ne ho l’occasione cerco di mangiare qualcosa di buono con persone che mi piacciono e vivere cose belle.
Se dovessi scegliere qualcosa di particolare, direi che mi piacciono il campeggio e le auto d’epoca. Amo personalizzare un piccolo vecchio van e andare in campeggio senza avere nessun piano. Il fatto che dentro quel van ci sia un janggu e che dall’autoradio esca musica tradizionale coreana probabilmente crea un’immagine abbastanza insolita.
Nella vita quotidiana cerco di vivere sinceramente ogni momento che passa. Ogni mattina mi prendo cura di un gatto randagio che allevo da quattro anni, mi meraviglio del tempo e del paesaggio che incontro per strada e cerco di conservarli nei miei occhi e nelle fotografie. Quando ho molto tempo, provo a prendere strade che non conosco per ricevere nuove energie. Sono una persona di Seoul, ma mi piace vivere con la sensazione di essere un “viaggiatore a Seoul”. 👹»
Questa curiosità sembra essere anche alla base del rapporto di ROCKGA con la musica. Non nasce infatti da un percorso accademico tradizionale, ma da un bisogno sviluppatosi nel tempo.

«Quando hai capito che la musica non era semplicemente qualcosa che amavi, ma qualcosa di cui avevi bisogno per esprimerti?»
«Fin da bambino non ero bravo a stare fermo e in silenzio, quindi mi ritrovavo sempre a seguire il ritmo anche quando ero da solo. Man mano che crescevo e attraversavo periodi in cui avevo molti pensieri e preoccupazioni, ciò che mi dava più forza nella vita erano la musica, l’arte, i film e le altre forme di espressione artistica. In particolare, la musica era una presenza di cui ero davvero grato, perché riusciva a confortare tutti i miei sensi.
Non ho mai studiato musica come materia principale, ma lavorando profondamente a diversi progetti, dalla composizione alle band fino ai lavori su commissione, a un certo punto sono diventato un tutt’uno con la musica.
E ogni volta che incontro persone come TGK che apprezzano la mia musica, sento ancora più forte il desiderio di fare meglio.»
Il passaggio dalla musica contemporanea alla tradizione coreana non è stato però immediato. Per ROCKGA, il primo vero incontro con il Gugak è arrivato durante gli anni della scuola, attraverso un’esperienza apparentemente semplice ma destinata a lasciare un segno profondo.
«TARL unisce la cultura tradizionale coreana a un sound contemporaneo. C’è stato un momento in cui hai iniziato a guardare alla tradizione coreana in modo diverso?»
«Fin da bambino ho sentito il fascino della cultura tradizionale attraverso diversi percorsi, ma la prima volta in cui ho pensato “Wow, cos’è questa cosa?” è stato durante un club scolastico.
Durante una competizione tra club della nostra zona, un gruppo di una scuola vicina si è esibito e sono rimasto completamente affascinato dal pungmul che ascoltavo da così vicino. In quel momento ero abituato soprattutto a Rock e Hip Hop molto intensi, ma quello che provai con il pungmul fu un coinvolgimento ancora più forte. Credo che sia stato proprio allora che è nato il mio rispetto profondo per la musica tradizionale.
Successivamente, ascoltando la musica di molti artisti che avevano presentato nuove forme di Gugak, ho capito che l’arte tradizionale poteva trasmettere anche una forte emozione. Passavo intere giornate ad ascoltarla. Penso che grazie all’influenza di questi musicisti straordinari il mio senso della tradizione sia cresciuto lentamente, ma costantemente.»
La curiosità di ROCKGA emerge anche nel modo in cui costruisce la propria identità artistica. Un esempio particolarmente evidente è proprio la maschera che accompagna TARL.

«Quale parte della tua personalità emerge più fortemente nella tua musica, anche quando non cerchi consapevolmente di mostrarla?»
«Penso sia il fatto di essere molto curioso e di avere una personalità estremamente FP secondo l’MBTI! Quando mi appassiono a qualcosa, si vede immediatamente.
Il fatto che utilizzi una maschera tradizionale come mio volto è probabilmente l’esempio più evidente. Ho chiesto a un artigiano delle maschere di realizzarne una personalizzata, modificando in diversi modi alcuni elementi ispirati alle maschere tradizionali. Appena l’ho indossata ho avuto la sensazione che fosse proprio quella giusta e non volevo toglierla. Da allora è diventata il mio nuovo volto. 👹
Anche il nostro primo singolo, “액매기”, è nato in modo simile. Durante il periodo del Covid mi sentivo soffocare e, seguendo una sensazione, ho creato velocemente il brano. Ascoltando il ritmo chiamato jajin taryeong, ho percepito un’energia esplosiva, come se qualcosa di represso riuscisse finalmente a liberarsi, e ho trasformato quella sensazione nell’energia della canzone.
Il secondo brano, “꽃놀이 가잔다”, è nato quando ero molto preso dai beat Trap. Ho avuto la sensazione che il Trap potesse funzionare bene insieme al suono dei tamburi tradizionali.
Il terzo brano, “무운”, invece, è nato dall’immagine del Jongmyo Jeryeak, che può essere considerato uno dei punti di partenza dell’arte coreana, mentre si risveglia in modo urbano.
Naturalmente, per arrivare al risultato finale sono serviti molto lavoro, tentativi ed errori, ma continuiamo a creare in questo modo, fidandoci delle mie sensazioni e unendo le forze con le persone che lavorano con me.
Penso che tutti i contenuti che creo contengano diversi motivi e fonti di ispirazione. Non ho studiato approfonditamente l’arte tradizionale, ma credo che una delle caratteristiche più evidenti dei miei contenuti sia proprio il fatto che provo con coraggio le cose così come le sento e come le penso.»
La maschera, dunque, non è soltanto un elemento visivo. È diventata una parte della filosofia di TARL e del modo in cui ROCKGA percepisce se stesso.
«La maschera è una parte fondamentale dell’identità di TARL. Quando la indossi senti di diventare un’altra versione di te stesso oppure senti di essere ancora più sincero con ciò che sei realmente?»
«Direi entrambe le cose.
Per fare un paragone, la sensazione è simile a quando indossiamo gli occhiali. Quando metti gli occhiali il tuo volto cambia, ma allo stesso tempo rimani la stessa persona.
La cosa importante è che, che si tratti di occhiali o di una maschera, di qualcosa di grande o di piccolo, possa avere un’influenza positiva sul proprio senso di identità.
Nel mio caso, la mia maschera è stata realizzata utilizzando una forma espressiva tramandata dai miei antenati, ma contiene anche la mia originalità. Per questo la considero un collegamento con un patrimonio molto antico e, allo stesso tempo, un catalizzatore per nuove sfide.
Molti coreani considerano il volto, “eolgul”, come il luogo attraverso cui si esprime l’“eol”, lo spirito. Anche io, quando indosso questo nuovo volto, sento una forte ispirazione, come se il mio “eol” fosse collegato a diverse dimensioni.
Se esistesse un vestito che, semplicemente indossandolo, fosse capace di darti forza, cosa faresti? 👹»
Il rapporto con la tradizione torna anche nei temi che attraversano la musica di TARL, dalla protezione alla liberazione dalla sfortuna.

«Quando crei musica intorno a concetti come patrimonio, protezione e superamento della sfortuna, pensi alla storia coreana, alle tue esperienze personali o a qualcosa di universale?»
«Non è qualcosa che ho perseguito consapevolmente. Ho semplicemente inserito nella musica ciò verso cui i miei pensieri si dirigevano in quel momento.
In un certo senso, si potrebbe dire che non è tanto una conclusione a essere espressa nella musica e nei video, quanto il processo stesso dei miei pensieri.
Sono attratto dalle cose che contengono valori davvero importanti. Che si tratti di oggetti, persone o arte, sono fatto così.
Poiché tendo a essere attratto dalle cose che rimangono belle anche con il passare del tempo, piuttosto che da quelle che seguono una moda, è naturale che mi senta attratto dalla tradizione e dal patrimonio che sono riusciti a sopravvivere per così tanto tempo.
Lo stesso vale per la liberazione dall’“aekun”, dalla sfortuna. È un valore positivo per chiunque nel mondo.
Per questo, più che pensare “dobbiamo proteggere la tradizione!”, credo che la mia posizione sia più vicina a “quanto è affascinante questo aspetto della tradizione!”. È questo ciò che mi appassiona.
E anche se ciò che faccio oggi non è ancora perfetto, se credo che possa portare a qualcosa di davvero positivo in futuro, non esito a esprimerlo.»
Proprio questo approccio ha trasformato TARL in un percorso di continua sperimentazione. Per ROCKGA, una delle lezioni più importanti è arrivata dagli incontri che il progetto ha reso possibili.
«Cosa hai imparato attraverso TARL che pensi non avresti potuto imparare in nessun altro modo?»
«Soprattutto, penso siano stati i “nuovi scontri”, i nuovi incontri con qualcosa di diverso.
Sono successe davvero tante cose sorprendenti. A partire, in modo importante e per me davvero onorevole, dall’invito a partecipare a Gugak Broadcasting, fino al fatto di aver avuto sempre più occasioni di entrare in contatto con artisti di generi diversi e di parlare con un media internazionale come questo. Personalmente è stata una continua successione di esperienze sorprendenti.
Partire completamente da zero ha comportato molte difficoltà e molti dubbi, ma il percorso stesso attraverso cui, insieme a persone che condividono la mia stessa visione, abbiamo cercato in qualche modo di creare qualcosa, mi ha dato moltissime esperienze.
Anche ora continuo a provare cose nuove. Credo che quella che mi permette di accogliere con un “welcome” anche le difficoltà che potranno arrivare in futuro sia una sorta di “geunjagam”, cioè una fiducia in me stesso quasi senza basi. 👹
Anche se dovessero arrivare momenti ancora più difficili o un futuro complicato, se ci saranno persone che amano la mia musica, penso di avere la sicurezza necessaria per non arrendermi facilmente.»
Tra il desiderio di innovare e quello di rispettare ciò che è arrivato prima di lui, ROCKGA sceglie quindi una posizione intermedia.
«Ti sei mai sentito in conflitto tra il preservare qualcosa così com’è e il cambiarlo per riflettere chi sei oggi come artista?»
«Penso che sia una questione che molti artisti della tradizione si trovano ad affrontare.
Ma il mio punto di forza è proprio l’audacia, quindi più che pensare troppo, cerco prima di tutto di fidarmi del mio intuito quando sento che qualcosa è “buono”.
Sono coreano, ma allo stesso tempo sono un moderno cittadino occidentalizzato, quindi per certi aspetti mi trovo nella stessa posizione di uno straniero quando guardo alla tradizione coreana.
Credo che le risposte del mondo non siano divise in modo così netto e binario. Mi piace stare in equilibrio da qualche parte tra tradizione e contemporaneità.
Penso che anche i musicisti che erano miei antenati centinaia di anni fa abbiano probabilmente avuto pensieri simili ai miei e abbiano aggiunto il proprio percorso al mondo.»
Dietro l’immagine della maschera e l’estetica di TARL c’è dunque un lavoro che ROCKGA considera molto più grande di quanto possa apparire dall’esterno.
«Quando le persone scoprono ROCKGA e TARL per la prima volta, qual è una cosa che vorresti capissero di te e che magari non riescono a vedere immediatamente?»
«Beh, sono semplicemente grato se le persone si divertono con quello che faccio, quindi non c’è qualcosa in particolare.
Se proprio dovessi scegliere, direi che il progetto TARL viene realizzato attraverso una quantità enorme di lavoro invisibile, di sangue, sudore e lacrime. È un riferimento scherzoso al titolo di una canzone dei BTS. 👹
Anche se siamo un progetto indipendente, continuiamo a lavorare senza sosta per mantenere e sviluppare risultati che siano convincenti anche per noi stessi.
Il grande interesse e l’amore che riceviamo ci danno la forza per continuare.
Grazie sempre. 🙏»
E forse è proprio questa ricerca continua a spiegare cosa ROCKGA stia ancora cercando oggi.

«Guardando a dove sei arrivato oggi, cosa stai ancora cercando come artista?»
«L’ispirazione che nasce da nuovi punti di contatto, proprio come questa intervista con TGK.
Penso che tutte le culture e tutte le forme d’arte facciano nascere una scintilla quando entrano in contatto con qualcosa di nuovo, sviluppandosi poi in una nuova chimica.
Spero che, anche in futuro, attraverso tante opinioni e tanti feedback, possiamo condividere nuove ispirazioni che nemmeno io avrei potuto prevedere.
Spero sinceramente che il viaggio di tutti noi su questa Terra sia pieno di cose sempre più sorprendenti e divertenti e che la nostra piccola scintilla possa arrivare anche a tutte le persone che stanno guardando questo contenuto.
Grazie. 👹»