Dopo Goksung – La presenza del diavolo, il regista sudcoreano torna con un’ambiziosa opera tra fantascienza, horror e azione. Presentato in concorso al Festival di Cannes, HOPE arriva nei cinema italiani il 5 novembre, distribuito da MUBI, con un cast che unisce Hwang Jung-min, Zo In-sung, Hoyeon, Michael Fassbender e Alicia Vikander.

E se il pericolo più grande non fosse ciò che non conosciamo, ma il modo in cui reagiamo quando abbiamo paura?
È una domanda che attraversa il cinema di Na Hong-jin e che torna a imporsi con HOPE, il nuovo lungometraggio del regista sudcoreano, pronto ad arrivare nelle sale italiane il 5 novembre grazie a MUBI.
A dieci anni da Goksung – La presenza del diavolo (2016), Na Hong-jin sceglie di tornare dietro la macchina da presa con un’opera che sembra voler superare ogni confine di genere. Thriller, fantascienza, horror e azione convivono in un racconto che parte da una piccola comunità isolata per allargarsi progressivamente verso qualcosa di molto più grande.
Ma dietro la spettacolarità di un film costruito attorno a una minaccia sconosciuta si nasconde una riflessione profondamente umana: quanto può diventare pericolosa la nostra convinzione di sapere chi, o cosa, rappresenti il nemico?
Una cittadina isolata, una creatura misteriosa e una paura che cresce
La storia è ambientata a Hope Harbor, un remoto villaggio portuale sudcoreano situato nei pressi della zona demilitarizzata che separa le due Coree.
La tranquillità della comunità viene sconvolta dalla comparsa di una misteriosa creatura. Mentre i residenti cercano di comprendere ciò che sta accadendo, il capo della polizia Bum-seok (Hwang Jung-min) e l’agente Sung-ae (Hoyeon) si ritrovano a dover fronteggiare una minaccia apparentemente impossibile da controllare.
Nel frattempo, Sung-ki (Zo In-sung) e un gruppo di abitanti si addentrano nelle montagne per rintracciare la bestia. Una caccia che, ben presto, ribalta le proprie regole: coloro che credevano di essere i cacciatori diventano le prede.
L’isolamento, le difficoltà di comunicazione e il crescente senso di vulnerabilità trasformano la ricerca della creatura in una situazione sempre più incontrollabile.
Quello che inizialmente appare come un problema circoscritto a una piccola comunità assume così dimensioni imprevedibili.
E proprio in questo passaggio, dalla paura individuale al panico collettivo, emerge uno degli aspetti più interessanti dell’universo narrativo di Na Hong-jin.
Quando l’essere umano diventa parte del pericolo

Chi conosce il cinema di Na Hong-jin sa che le sue storie raramente si accontentano di una contrapposizione rassicurante tra bene e male.
Da The Chaser (2008) a The Yellow Sea (2010), fino a Goksung, il regista ha costruito racconti in cui la violenza, il sospetto e l’incertezza finiscono per mettere in discussione la capacità dei protagonisti di comprendere davvero ciò che li circonda.
In HOPE, questa sensibilità sembra trovare una nuova dimensione.
Durante un’intervista rilasciata al Los Angeles Times in occasione del Festival di Cannes, Na Hong-jin ha spiegato di essere interessato soprattutto alle conseguenze delle azioni umane: anche comportamenti privi di intenzioni malvagie possono, accumulandosi, condurre a risultati tragici.
È una prospettiva che rende il film particolarmente interessante.
La paura, infatti, non genera soltanto un bisogno di protezione. Può alimentare incomprensioni, sospetti e decisioni impulsive, fino a trasformare una comunità che cerca di sopravvivere in una parte attiva della propria tragedia.
La domanda non è più soltanto come sconfiggere una creatura sconosciuta, ma cosa accada quando gli esseri umani smettono di comprendersi a vicenda.
In questo senso, HOPE si presta a una lettura che va oltre il tradizionale monster movie: il conflitto con l’ignoto diventa anche un’occasione per interrogare i limiti della nostra percezione e la facilità con cui possiamo confondere la necessità di difenderci con il diritto di attaccare.
Hoyeon, Hwang Jung-min e Zo In-sung: un cast coreano al centro di una produzione internazionale
A rendere ancora più significativo il progetto è il cast scelto da Na Hong-jin.
Hwang Jung-min, già protagonista di Goksung, torna a collaborare con il regista interpretando Bum-seok, il responsabile della polizia locale. Accanto a lui troviamo Zo In-sung, noto anche al pubblico internazionale per la serie Moving, e Hoyeon, diventata un volto riconoscibile in tutto il mondo grazie a Squid Game.
Quest’ultima interpreta Sung-ae, un’agente di polizia coinvolta direttamente nella lotta per la sopravvivenza della comunità.
Per Hoyeon, HOPE rappresenta un’occasione importante per continuare a costruire il proprio percorso cinematografico oltre il successo che l’ha resa celebre.
Al trio sudcoreano si affiancano Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell e Cameron Britton, contribuendo a creare un cast di respiro internazionale.
Una scelta che racconta anche l’evoluzione del cinema coreano contemporaneo: sempre più capace di raggiungere un pubblico globale senza dover necessariamente rinunciare alla propria identità culturale.
HOPE, infatti, mantiene saldamente coreane la propria ambientazione, la prospettiva narrativa e le figure attorno alle quali si sviluppa il racconto, pur aprendosi a una dimensione produttiva e artistica internazionale.
Dieci anni di attesa per un cinema che non vuole essere prevedibile

Il ritorno di Na Hong-jin assume un significato particolare anche per la lunga distanza che separa HOPE dal suo precedente lungometraggio.
Il regista ha raccontato di aver iniziato a sviluppare l’idea nel 2017, arrivando a una prima versione della sceneggiatura nel 2018.
Un processo creativo che ha attraversato diversi anni e che ha portato alla realizzazione di una produzione particolarmente ambiziosa.
Con HOPE, Na Hong-jin sembra ampliare la propria ricerca cinematografica, confrontandosi con una scala spettacolare differente, ma conservando il gusto per l’imprevedibilità, la tensione e l’umorismo nero che caratterizza il suo lavoro.
A contribuire all’identità visiva del film è anche la fotografia di Hong Kyung-pyo, già apprezzato per il suo lavoro in opere come Parasite e Goksung.
Il risultato è un progetto che mette in dialogo la tradizione del cinema di genere sudcoreano con le possibilità del grande cinema spettacolare internazionale.
Presentato in concorso al 79° Festival di Cannes e successivamente alla Festa del Cinema di Roma, HOPE si inserisce in una fase in cui il cinema coreano continua a dimostrare quanto siano ampie le sue possibilità espressive, ben oltre le etichette attraverso cui viene spesso raccontato al pubblico occidentale.
Perché un film così oscuro si chiama HOPE?
Forse l’aspetto più affascinante del progetto si nasconde proprio nel suo titolo.
Hope. Speranza.
Una parola apparentemente in contrasto con le immagini di pericolo, violenza e distruzione che accompagnano la storia.
Eppure, è proprio questa contraddizione a suggerire una possibile chiave di lettura.
In un’intervista ad AnOther Magazine, Na Hong-jin ha riflettuto sul significato della speranza, descrivendola non semplicemente come un obiettivo da raggiungere, ma come una forza che permette agli esseri umani di continuare ad andare avanti e di tentare di comprendere gli altri.
Una riflessione che offre una prospettiva diversa su un film apparentemente dominato dal caos.
Se la paura può dividerci, la speranza potrebbe essere ciò che ci impedisce di smettere di riconoscerci come esseri umani.
Non si tratta necessariamente di una promessa di salvezza, né di un invito a cercare un lieto fine a tutti i costi.
Piuttosto, della possibilità di trovare un significato anche quando tutto ciò che sembrava certo comincia a crollare.
Ed è qui che HOPE si annuncia come qualcosa di più di un semplice film di mostri.
Una storia in cui l’ignoto mette alla prova non soltanto la sopravvivenza dei protagonisti, ma anche la loro capacità di scegliere come comportarsi gli uni verso gli altri.
Perché davanti a ciò che non comprendiamo, la vera domanda potrebbe non essere che cosa abbiamo di fronte, ma chi decidiamo di diventare.

HOPE: quando esce in Italia?
Distribuito da MUBI, HOPE arriverà nei cinema italiani il 5 novembre 2026.
Dal 31 ottobre il pubblico potrà inoltre scoprire il film attraverso speciali anteprime nei formati IMAX ed EPIC, pensate per valorizzare l’impatto visivo e sonoro dell’opera.
Un appuntamento significativo per gli appassionati di cinema sudcoreano, ma anche per chi desidera scoprire una delle voci più personali e imprevedibili del cinema di genere contemporaneo.