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Scandalo Cornell: riaperte le indagini su 7 studenti, c’è anche un sudcoreano

Si allarga lo scandalo giudiziario che sta travolgendo l’università statutaria della Ivy League negli Stati Uniti. La Procura della Contea di Tompkins, nello Stato di New York, ha formalmente riaperto le indagini penali sulla presunta violenza sessuale di gruppo ai danni di una studentessa ventenne, avvenuta all’interno della confraternita Chi Phi.

Tra i sette studenti citati in giudizio e accusati di aver somministrato farmaci e sostanze stupefacenti alla vittima prima di abusarne figura anche un cittadino sudcoreano identificato come Lee.

L’indagine, inizialmente archiviata dalle autorità locali per presunta “insufficienza di prove”, è stata riaperta d’urgenza a seguito della causa civile intentata dalla vittima e del clamore mediatico internazionale esploso sui social network.

Nel weekend del 28 settembre, la diffusione online dei nomi e dei volti dei sette imputati, compresa l’identità dello studente coreano, ha scatenato la dura reazione della comunità accademica e l’intervento della governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, che ha espresso aperto sostegno alla riapertura del caso.

Il procuratore distrettuale ha confermato l’intenzione di presentare le nuove prove dinanzi a un gran giurì per valutare il rinvio a giudizio formale.Nel bufera è finita anche la dirigenza della Cornell University, accusata di aver gestito l’episodio con eccessiva indulgenza e di non aver applicato sanzioni disciplinari adeguate.

La presidenza dell’ateneo ha respinto le critiche, precisando di aver sospeso le attività della confraternita coinvolta e di aver già adottato provvedimenti di espulsione e sospensione nei confronti di alcuni dei responsabili.

Nel frattempo, in Corea del Sud, l’esposizione mediatica dello studente connazionale ha scatenato un’ondata di ferocissima indignazione collettiva. I principali portali d’informazione e i forum online locali sono stati presi d’assalto con migliaia di commenti che definiscono la vicenda come una “vergogna nazionale”.

A fare da detonatore alla rabbia popolare è l’ipotesi che la famiglia dello studente coreano possa aver tentato di sfruttare la propria influenza economica per coprire il reato all’estero: la rete sta chiedendo a gran voce che il giovane venga espulso immediatamente dall’ateneo americano, estradato o sottoposto a processo anche in patria secondo il principio di territorialità attiva del codice penale sudcoreano per i reati commessi dai propri cittadini all’estero.

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