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Odiarle non è un flex: festeggiare il presunto downfall delle BLACKPINK lo è ancora meno

Non amare le BLACKPINK è assolutamente legittimo. Non apprezzare la loro musica, non seguirle, non sentirsi rappresentati dal loro stile o semplicemente preferire altri artisti fa parte della normalità. Quello che lascia invece più perplessi è il bisogno di trasformare ogni possibile momento di difficoltà del gruppo in una sorta di vittoria personale.

Negli ultimi giorni, alcuni account sui social hanno iniziato a parlare del presunto “downfall” delle BLACKPINK dopo aver confrontato i numeri ottenuti dai recenti progetti solisti delle quattro componenti con quelli delle loro precedenti release. Alcuni post hanno sottolineato la permanenza più breve nelle classifiche globali e numeri di streaming considerati inferiori rispetto alle aspettative associate a un gruppo della loro portata, dando vita a commenti e prese in giro sul loro presunto “flop”.

Il problema non è discutere dei numeri. I dati possono essere analizzati, confrontati e contestualizzati. Il problema nasce quando quei numeri diventano un motivo per festeggiare il fallimento di quattro persone.

Perché una cosa è dire: “Questa canzone ha ottenuto meno stream rispetto alla precedente”. Un’altra è aspettare il momento in cui un’artista potrebbe ottenere risultati inferiori per poter finalmente scrivere: “Ve l’avevo detto, sono finite”.

E forse è proprio qui che bisognerebbe fermarsi.

Non tutto deve diventare una guerra tra fandom

Nel K-Pop, il successo viene spesso trasformato in una gara permanente. Ogni debutto diventa una competizione, ogni classifica un’arma, ogni numero una prova da utilizzare contro il fandom avversario.

Quando un artista raggiunge un risultato importante, arrivano immediatamente i confronti. Quando invece ottiene un risultato inferiore alle aspettative, parte la celebrazione opposta: “Finalmente il downfall”, “Sono finite”, “Il pubblico le ha abbandonate”.

Ma il successo di un artista non dovrebbe essere interpretato come una partita di calcio in cui la sconfitta di una persona rappresenta automaticamente la vittoria di qualcun altro.

Le BLACKPINK hanno attraversato una fase particolarmente diversa rispetto agli anni precedenti: le quattro componenti hanno costruito percorsi solisti distinti, lavorando con team, etichette e direzioni artistiche differenti. Lisa, Jennie, Rosé e Jisoo non stanno semplicemente cercando di replicare ciò che facevano come gruppo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che Lisa ha raccontato recentemente a Rolling Stone Canada parlando del documentario Always Lalisa.

Secondo Lisa, il periodo dedicato ai progetti individuali ha permesso alle quattro componenti di conoscersi meglio artisticamente e di sviluppare una maggiore sicurezza. Ascoltando i lavori solisti delle compagne, ha raccontato di aver riconosciuto sempre più chiaramente la personalità di ciascuna: Rosé era sempre più Rosé, Jennie sempre più Jennie e Jisoo sempre più Jisoo.

Per Lisa, quindi, la separazione temporanea dalle attività di gruppo non ha rappresentato la fine delle BLACKPINK, ma un percorso di crescita individuale che ha portato nuova energia anche nel gruppo.

“Non mi interessa con chi si fidanzano”… finché non si parla di Lisa

C’è poi un altro aspetto interessante che emerge ogni volta che si parla delle BLACKPINK: il rapporto delle community con la loro vita privata.

Da anni, una delle frasi più ripetute nei fandom è che la vita sentimentale degli idol non dovrebbe interessare a nessuno. E il principio, in sé, è assolutamente comprensibile.

Il problema è che questa convinzione sembra diventare molto meno solida quando si parla di Lisa.

Proprio in queste ore, nuove foto e video circolati sui social hanno riacceso le speculazioni su un possibile rapporto tra Lisa e l’attore thailandese Blue Pongtiwat Tangwancharoen. I contenuti mostrerebbero due persone ritenute essere Lisa e Blue mentre passeggiano insieme a Londra; le immagini hanno immediatamente riacceso le discussioni online.

Ma è importante sottolineare un punto: le immagini e le speculazioni non costituiscono una conferma ufficiale di una relazione. Lisa, almeno al momento, non ha confermato pubblicamente la natura del rapporto.

Ed è proprio qui che il discorso diventa curioso.

Perché mentre molte community sostengono di non essere interessate a chi frequenta un idol, nel caso di Lisa qualsiasi fotografia, viaggio, amicizia o persona che le sta accanto può trasformarsi rapidamente in una teoria sulla sua vita sentimentale.

Lisa ha chiesto di essere conosciuta oltre l’immagine pubblica

La situazione è ancora più interessante considerando ciò che Lisa stessa ha raccontato nell’intervista a Rolling Stone Canada.

Parlando di Always Lalisa, la cantante ha spiegato di voler permettere al pubblico di conoscere meglio la persona che esiste oltre l’immagine di Lisa delle BLACKPINK. Non soltanto la performer, ma anche la ragazza, le sue origini, il suo rapporto con gli amici e il modo in cui vive lontano dal palco.

E questo non significa necessariamente voler rendere pubblica ogni parte della propria vita.

Anzi, Lisa ha chiarito di non voler necessariamente “correggere” ogni commento o voce che circola su di lei. Il suo desiderio sembra essere piuttosto quello di essere compresa meglio come persona, senza che ogni elemento della sua vita venga automaticamente trasformato in una narrazione costruita dal pubblico.

Ed è una distinzione importante: conoscere meglio un artista non significa avere diritto alla sua vita privata.

Il presunto “downfall” non cancella ciò che hanno costruito

Tornando alle BLACKPINK, parlare di un “downfall” sulla base di alcuni risultati di streaming è una semplificazione.

Un singolo, un album o un progetto solista può ottenere numeri differenti per moltissime ragioni: strategia promozionale, frequenza delle release, mercato di riferimento, genere musicale, playlist, durata della promozione e semplicemente interesse del pubblico in quel determinato momento.

Un risultato inferiore rispetto al passato può essere un dato interessante da analizzare. Non è automaticamente la prova che una carriera sia finita.

E soprattutto, non trasforma il risultato in una gara morale.

Le BLACKPINK hanno ormai costruito carriere individuali oltre quella di gruppo. Lisa sta portando avanti musica, moda, televisione e il suo percorso personale; Always Lalisa documenta proprio una fase in cui ha cercato di capire quale direzione prendere al di fuori del ruolo che ha ricoperto per anni all’interno del gruppo.

Quindi sì, si possono discutere i numeri. Si possono criticare le canzoni. Si può dire che una release non è piaciuta. Si può persino decidere di non ascoltare più un artista.

Ma trasformare ogni numero più basso in una festa e aspettare con entusiasmo il momento in cui quattro artiste “falliranno” non è necessariamente il flex che alcuni credono.

Perché non amare le BLACKPINK è un’opinione.
Festeggiare il loro presunto downfall è un’altra cosa.

E forse, prima di chiedersi se un’artista stia davvero “fallendo”, sarebbe utile chiedersi perché il suo fallimento dovrebbe essere così importante per noi.

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